Residenza a Dubai per italiani: visti, società e tasse
Come si ottiene la residenza a Dubai da italiani: i visti (lavoro, società, Green, Golden, lavoro da remoto), i costi ufficiali, la società in free zone, il certificato fiscale emiratino e perché, con gli Emirati nella lista del 1999, il trasferimento va dimostrato al Fisco italiano.
17 min di lettura di Filippo Angeloni
In breve. Per vivere a Dubai serve un visto di residenza degli Emirati Arabi Uniti: da dipendente, da socio di una società, da freelance (Green Visa), da lavoratore da remoto, da proprietario di casa o da investitore (Golden Visa). Con il visto si ottiene l'Emirates ID. Negli Emirati le persone fisiche non pagano imposta sul reddito, ma il visto non è residenza fiscale: per l'Italia conta dove vivi davvero. E gli Emirati sono ancora nella lista del decreto del 4 maggio 1999, quindi chi si trasferisce lì deve dimostrare di non essere più residente in Italia.
Dubai è uno dei sette emirati che formano gli Emirati Arabi Uniti. I visti sono federali, ma a Dubai le pratiche le gestisce l'ufficio locale dell'immigrazione, il GDRFA, mentre negli altri emirati se ne occupa in genere l'autorità federale, l'ICP. Qui guardo tutto dal punto di vista di chi parte dall'Italia, con le norme come sono a ottobre 2026.
Una premessa personale. Sto valutando di trasferirmi negli Emirati, ad Abu Dhabi più che a Dubai, e a dicembre 2026 ci vado a vedere di persona. Intanto sto facendo la residenza a Panama come Piano B. Quindi le domande di questo articolo me le sto facendo anch'io.
Quali visti di residenza può avere un italiano a Dubai?
Un italiano può avere la residenza a Dubai con uno di sei tipi di visto, a seconda di cosa fa: lavoro dipendente, società, attività autonoma, lavoro da remoto, immobile o investimento. Per tutti servono il test medico, l'Emirates ID e un'assicurazione sanitaria.
| Visto | Per chi | Requisito principale | Durata |
|---|---|---|---|
| Lavoro dipendente | Chi viene assunto negli Emirati | Contratto e permesso di lavoro del ministero del Lavoro (MoHRE) | Legata al contratto |
| Socio o investitore | Chi apre una società in free zone o sul mainland | Licenza della società, che fa da sponsor | Legata alla licenza |
| Green Visa da freelance | Lavoratori autonomi | Permesso freelance del MoHRE, laurea, almeno 360.000 AED l'anno di reddito | 5 anni |
| Lavoro da remoto | Dipendenti di un datore estero | Almeno 3.500 $ al mese | 1 anno, rinnovabile |
| Proprietario di immobile | Chi compra casa a Dubai | Immobile intestato, regole del Dubai Land Department | 2 anni |
| Golden Visa | Investitori, imprenditori, professionisti con stipendio alto, talenti | Per esempio immobili per almeno 2 milioni di AED | 10 anni |
Gli importi sono in dirham (AED). Per orientarti: 1 € vale circa 4,11 AED, un cambio indicativo calcolato a ottobre 2026 sul tasso fisso del dirham col dollaro. 360.000 AED sono circa 87.600 €, 2 milioni di AED circa 486.500 €.
Qualche dettaglio che conta, dalle fonti ufficiali:
- Green Visa. Secondo la scheda dell'ICP dura 5 anni. Per i freelance chiede il permesso da freelance o da lavoratore autonomo del MoHRE, una laurea o un diploma specialistico e un reddito da lavoro autonomo di almeno 360.000 AED l'anno nei due anni precedenti, oppure la prova di mezzi sufficienti per tutto il periodo. Il permesso freelance esiste ancora a ottobre 2026: è uno dei tipi di permesso di lavoro del MoHRE.
- Lavoro da remoto. Secondo il GDRFA di Dubai serve un reddito di almeno 3.500 dollari al mese da un datore di lavoro fuori dagli Emirati. Il permesso dura un anno e si può portare la famiglia.
- Proprietario di immobile. Il Dubai Land Department prevede un visto da investitore immobiliare di 2 anni. Sulla pagina ufficiale il proprietario unico può chiederlo «a prescindere dal valore dell'immobile», mentre per i comproprietari la quota deve valere almeno 400.000 AED (circa 97.300 €). La soglia di 750.000 AED che si legge spesso in giro non compare sulla pagina attuale del DLD.
- Golden Visa immobiliare. Secondo l'ICP servono immobili per almeno 2 milioni di AED intestati a te; il mutuo è ammesso se concesso da una banca locale, e valgono anche gli immobili in costruzione di costruttori autorizzati. L'ICP e il DLD indicano una durata di 10 anni; altre pagine ufficiali parlano di 5 anni per gli investitori immobiliari, quindi la durata va verificata al momento della domanda. Il visto resta legato all'immobile.
Tutti i visti, requisito per requisito, sono in i visti per vivere a Dubai. La Golden Visa, con le categorie, i costi e quando ha senso, è in Golden Visa negli Emirati.
Quanto si può stare fuori dagli Emirati senza perdere il visto?
Con un visto ordinario, non più di 180 giorni di fila: oltre, il visto decade in automatico e per rientrare serve un nuovo permesso. Chi ha la Golden Visa invece può restare fuori più a lungo.
La regola generale è sul portale federale u.ae. Per i titolari di Golden, Green e Blue Residence l'ICP indica che possono restare all'estero oltre i sei mesi e rientrare finché il permesso è valido. La stessa pagina precisa che il suo servizio per i rientri dopo sei mesi non vale per i residenti di Dubai, che dipendono dal GDRFA. Per la Golden il GDRFA conferma l'esenzione; per la Green a Dubai non ho trovato una conferma ufficiale, quindi se hai una Green rilasciata a Dubai e prevedi lunghe assenze, chiedi prima.
C'è un punto che sembra pratico ed è fiscale. Un visto che ti permette di stare fuori dagli Emirati per mesi è comodo, ma se quei mesi li passi in Italia il problema non è più il visto: è la tua residenza fiscale italiana. Ci arrivo sotto.
Cosa serve in pratica per diventare residente?
Oltre al requisito del visto servono tre passaggi uguali per tutti: il test medico, l'Emirates ID e l'assicurazione sanitaria.
- Test medico. Per la residenza si fanno gli esami previsti dalla normativa federale, tra cui HIV, epatite B e tubercolosi. A Dubai il catalogo ufficiale della DHA, l'autorità sanitaria, indicava nel 2022 250 AED (circa 61 €) per il servizio normale e 700 AED per quello rapido.
- Emirates ID. È il documento d'identità dei residenti. Secondo l'ICP costa 100 AED per ogni anno di residenza, più 100 AED di servizio. Dai 15 anni in su si lasciano le impronte in un centro ICP, entro un termine: se salti l'appuntamento, la domanda viene annullata.
- Assicurazione sanitaria. A Dubai è obbligatoria: il visto non si rilascia né si rinnova senza. Per i dipendenti la paga il datore di lavoro; per i familiari a carico, se non la copre il datore, tocca allo sponsor.
Se porti la famiglia, il residente ordinario può sponsorizzare coniuge e figli con un reddito di almeno 4.000 AED al mese (circa 975 €), oppure 3.000 AED più l'alloggio dato dal datore di lavoro. Con la Golden Visa si possono sponsorizzare anche i figli «di qualsiasi età» e i genitori.
Conviene aprire una società a Dubai per avere il visto?
Può convenire se a Dubai lavori davvero, perché la società ti dà il visto da socio e ti permette di fatturare da lì. Non conviene se l'idea è tenere la vita in Italia e spostare a Dubai solo le fatture.
Le strade sono due:
| Free zone | Mainland | |
|---|---|---|
| Chi rilascia la licenza | L'autorità della singola free zone (DMCC, IFZA e altre) | Il dipartimento economico dell'emirato |
| Proprietà straniera | 100% | 100% per la maggior parte delle attività, dal 2021 |
| Vendere ai clienti locali | Tramite distributore o con permessi aggiuntivi | Direttamente |
| Tasse | 0% sui redditi «qualificanti» se rispetti le condizioni, 9% sul resto | 9% oltre 375.000 AED di utile |
Un esempio di costi ufficiali: il DMCC, una delle free zone più note di Dubai, pubblica i suoi pacchetti. Il più semplice, «Basic Biz», costa 35.484 AED (circa 8.630 €) e dà diritto a un visto. Da ottobre 2025 a Dubai una società di free zone può anche lavorare sul mainland con un permesso da 5.000 AED ogni sei mesi.
Due cose da sapere prima:
- La società paga le tasse negli Emirati. Dal 2023 c'è la Corporate Tax: 0% fino a 375.000 AED di utile, 9% sulla parte che eccede. Le società di free zone possono avere lo 0% sui redditi qualificanti solo se rispettano condizioni precise di sostanza; e in quel caso perdono la fascia esente fino a 375.000 AED. Te lo spiego in la Corporate Tax negli Emirati.
- Una società gestita dall'Italia è italiana. Secondo l'art. 73, comma 3, del TUIR una società è residente in Italia se qui ha, per la maggior parte dell'anno, la sede legale, la sede di direzione effettiva o la gestione ordinaria. Dal 2027 la stessa regola è all'art. 82, comma 3, del nuovo Testo unico. Se le decisioni le prendi da Milano, la tua società di Dubai paga le tasse in Italia.
Come si sceglie fra free zone e mainland, i costi e le banche sono in aprire una società a Dubai.
Si pagano tasse a Dubai?
Le persone fisiche negli Emirati non pagano imposta sul reddito su stipendi e redditi personali. Si pagano l'IVA al 5%, le accise e, per le imprese, la Corporate Tax.
Lo dice il portale federale: gli Emirati non applicano un'imposta sul reddito delle persone fisiche. Il bollettino dell'autorità fiscale precisa che la Corporate Tax non riguarda gli stipendi né gli investimenti personali e immobiliari fatti senza licenza.
C'è un'eccezione che riguarda proprio i freelance. Una persona fisica che fa attività d'impresa o professionale negli Emirati entra nella Corporate Tax se il fatturato dell'anno supera 1 milione di AED (circa 243.300 €), e deve registrarsi entro il 31 marzo dell'anno dopo.
Quindi chi vive davvero a Dubai, con uno stipendio o un'attività sotto quella soglia, lì non paga imposte sul reddito. La domanda vera, per un italiano, è un'altra: l'Italia ti considera ancora residente?
Trasferirsi a Dubai fa smettere di pagare le tasse in Italia?
No, non da solo. Il visto emiratino ti dà il diritto di vivere negli Emirati; la residenza fiscale italiana la decide la legge italiana, guardando alla tua vita reale.
Dal 2024 l'art. 2 del TUIR considera residente in Italia chi, per la maggior parte dell'anno, contando anche le frazioni di giorno, ha qui almeno uno di questi elementi: la residenza civile, il domicilio, inteso come il luogo delle relazioni personali e familiari, o la presenza fisica. Ne basta uno. L'iscrizione all'anagrafe per la maggior parte dell'anno, in più, fa presumere la residenza, salvo prova contraria. Dal 1° gennaio 2027 la stessa regola passa all'art. 2 del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026), con le stesse parole.
Per gli Emirati c'è un passaggio in più. Sono nell'elenco dei Paesi a fiscalità privilegiata del decreto del 4 maggio 1999, e a ottobre 2026 ci sono ancora: l'ultima modifica, del 2023, ha tolto solo la Svizzera. Per chi si cancella dall'anagrafe e va a vivere in un Paese di quella lista, il comma 2-bis dell'art. 2 presume che sia ancora residente in Italia. La prova contraria tocca a te.
Non vuol dire che trasferirsi a Dubai sia vietato o sospetto in sé. Vuol dire che devi poter mostrare, con documenti, che la tua vita è là: casa, lavoro, famiglia, giorni di presenza, spese. Cosa guarda il Fisco e le situazioni più a rischio sono in trasferirsi a Dubai e tasse in Italia. Il quadro generale è in residenza fiscale all'estero e i 183 giorni e, per i trasferimenti solo sulla carta, in esterovestizione delle persone fisiche.
Cos'è il certificato di residenza fiscale degli Emirati?
È il Tax Residency Certificate (TRC) che rilascia l'autorità fiscale federale, la FTA, a chi è residente fiscale negli Emirati secondo la loro legge. Si chiede online e costa 50 AED di domanda più 1.000 AED per una persona fisica.
Secondo la guida della FTA basta uno di tre criteri:
- almeno 183 giorni negli Emirati in dodici mesi;
- almeno 90 giorni, con un visto di residenza valido e in più un'abitazione stabile o un lavoro o un'attività negli Emirati;
- la residenza abituale e il centro degli interessi personali ed economici negli Emirati.
Il certificato serve, per esempio, per chiedere all'INPS di non trattenere le imposte sulla pensione o per i rimborsi previsti dalla convenzione. Ma non dimostra all'Italia che non sei più residente qui: con 90 giorni a Dubai e il resto dell'anno in Italia puoi avere il certificato emiratino ed essere residente in Italia a tutti gli effetti. Ne parlo in il certificato di residenza fiscale degli Emirati.
Cosa prevede la convenzione fra Italia ed Emirati?
Italia ed Emirati hanno una convenzione contro le doppie imposizioni, firmata ad Abu Dhabi il 22 gennaio 1995 e in vigore dal 5 novembre 1997. Stabilisce quale dei due Paesi può tassare ciascun reddito e come si decide la residenza di chi risulta residente in tutti e due.
I punti che interessano più spesso, dal testo pubblicato dal Dipartimento delle Finanze:
| Reddito | Regola della convenzione |
|---|---|
| Dividendi da società italiane | L'Italia può trattenere al massimo il 15%, o il 5% con almeno il 25% del capitale |
| Interessi | Tassati solo nel Paese di residenza |
| Pensioni private | Tassate solo nel Paese di residenza |
| Pensioni pubbliche italiane | Tassate solo in Italia, per un cittadino italiano |
| Compensi da amministratore di una società italiana | Tassabili in Italia |
| Doppia residenza | Abitazione permanente, poi centro degli interessi vitali, poi soggiorno abituale, poi nazionalità |
Chi ha la famiglia e la casa in Italia difficilmente vince lo spareggio con un appartamento in affitto a Dubai. Tutti gli articoli, con le pensioni INPS e i rimborsi, sono in la convenzione Italia-Emirati.
Cosa cambia in Italia: AIRE, sanità e conti?
Se ti trasferisci davvero devi iscriverti all'AIRE entro 90 giorni, perdi il Servizio sanitario nazionale ordinario e smetti di dichiarare in Italia i conti esteri. Se resti residente, invece, tutto quello che hai a Dubai va dichiarato.
- AIRE. L'iscrizione è obbligatoria per chi va a vivere all'estero per più di dodici mesi. Dal 2024 chi non lo fa rischia una sanzione da 200 a 1.000 euro per ogni anno, fino a cinque anni. Secondo il consolato generale d'Italia a Dubai, per iscriversi servono il passaporto e la pagina del visto emiratino di ogni familiare e una prova di residenza; l'ufficio ha fino a 180 giorni per completare l'iscrizione. La procedura è in AIRE: come iscriversi e cosa cambia.
- Sanità. Con l'AIRE si perde l'assistenza ordinaria del SSN e resta solo quella urgente per brevi periodi. Dal 27 luglio 2026, con la legge 111/2026, chi è iscritto all'AIRE e vive fuori da UE ed EFTA, quindi anche negli Emirati, può riavere la tessera sanitaria pagando 2.000 euro l'anno. I figli minori sono esonerati se un genitore ha la tessera.
- Conti e quadro RW. Chi resta residente in Italia deve dichiarare i conti e gli investimenti negli Emirati nel quadro RW. Per i Paesi della lista del 1999 la regola è più severa: secondo l'art. 12 del DL 78/2009, le attività lì non dichiarate si presumono costituite con redditi non tassati, salvo prova contraria, e le sanzioni raddoppiano. Dal 2027 l'obbligo di monitoraggio e questa presunzione passano nel nuovo Testo unico sugli adempimenti e l'accertamento (D.Lgs. 141/2026, art. 294 per la presunzione).
Si può aprire un conto in banca a Dubai?
Sì. Da residente servono di solito Emirates ID, visto, passaporto e un certificato di stipendio, o la licenza se lavori in proprio, e molte banche aprono il conto in digitale. Da non residente è più difficile: a ottobre 2026 l'apertura digitale con il solo documento turistico è stata lanciata con una sola banca.
Il conto emiratino non è un segreto. Gli Emirati partecipano allo scambio automatico di informazioni finanziarie dell'OCSE (CRS) e nel 2025 hanno inviato dati a 81 Paesi, secondo l'OCSE. Ma che tu sia controllato o no non cambia l'obbligo: se sei residente in Italia, il conto va dichiarato. Documenti, controlli e chiusure dei conti sono in aprire un conto a Dubai. Il tema più generale è in cos'è un conto offshore e quando ha senso.
Quanto costa trasferirsi a Dubai?
Le pratiche ufficiali costano poche migliaia di euro; la spesa vera sono la casa, le scuole e l'assicurazione. Ecco alcune tariffe pubblicate dalle autorità, a ottobre 2026:
| Voce | Importo ufficiale | In euro (indicativo) |
|---|---|---|
| Emirates ID | 100 AED per anno di residenza + 100 AED | circa 24 € l'anno + 24 € |
| Test medico DHA, servizio normale (catalogo 2022) | 250 AED | circa 61 € |
| Golden Visa immobiliare, pacchetto del DLD | 9.884,75 AED | circa 2.405 € |
| Visto da proprietario di immobile, 2 anni (DLD) | 10.212,50 AED | circa 2.485 € |
| Licenza annuale DMCC | 20.285 AED | circa 4.935 € |
| Certificato di residenza fiscale | 50 + 1.000 AED | circa 255 € |
Sugli affitti non esiste una media ufficiale; a Dubai gli aumenti al rinnovo sono regolati da un indice del Dubai Land Department. Per le scuole, l'autorità di Dubai non ha ammesso aumenti delle rette per l'anno 2026-27. Le cifre per voce sono in quanto costa trasferirsi a Dubai.
Meglio Dubai o Abu Dhabi?
Dipende da cosa cerchi. Dubai è la città degli affari e del turismo, Abu Dhabi è la capitale federale. Le regole federali, cioè visti e tasse, sono le stesse; cambiano le autorità locali che gestiscono visti, sanità e scuole.
| Dubai | Abu Dhabi | |
|---|---|---|
| Visti | GDRFA Dubai | ICP federale |
| Sanità | DHA | DoH |
| Rette scolastiche approvate da | KHDA | ADEK |
Io guardo ad Abu Dhabi, e a dicembre vado a vederla per capire se fa per me. Costo della vita, scuole, sanità e clima, per entrambe le città, sono in vivere a Dubai o ad Abu Dhabi.
Quali sono gli errori più comuni?
Gli errori più comuni sono credere che il visto basti per le tasse, aprire una società senza attività reale negli Emirati e fidarsi di chi promette tutto a distanza.
- Pensare che il visto o l'Emirates ID cambino la residenza fiscale. Non la cambiano.
- Restare a vivere in Italia con una società a Dubai che fattura. È una società italiana, per il Fisco.
- Comprare casa per il visto senza sapere che il visto è legato all'immobile: se lo vendi, lo perdi.
- Usare il conto personale per incassare i pagamenti della società, cosa che le banche guardano con attenzione.
- Dimenticare l'AIRE, o al contrario credere che basti l'AIRE.
Le promesse da non credere, a cominciare dal «zero tasse», sono in trasferirsi a Dubai: gli errori e le promesse da non credere.
Per chi ha senso Dubai, e come ti aiutiamo?
Dubai ha senso per chi si trasferisce davvero: un lavoro o un'attività reale negli Emirati, la famiglia che si sposta o legami deboli con l'Italia, la disponibilità a passarci la maggior parte dell'anno e a conservarne le prove. Ha poco senso come residenza di carta per chi continua a vivere in Italia: con gli Emirati nella lista del 1999, è la strada più rischiosa che ci sia.
Se invece cerchi un Piano B, un Paese dove avere il diritto di stare senza cambiare vita oggi, i confronti sono in Piano B e flag theory e nella guida alla residenza all'estero.
Come lavoriamo su Dubai. Il primo passo è una call gratuita di 30 minuti con noi di New Digital Finance: guardiamo la tua situazione, dove vivi oggi, cosa fai, chi si sposta con te, e capiamo se Dubai regge. Visti, società e pratiche negli Emirati li segue uno studio professionale con sede a Dubai, indipendente da noi, che incarichi e paghi direttamente sul suo preventivo. I dettagli sono nella pagina del servizio di relocation a Dubai. Se vuoi partire dalla call, la chiedi dal modulo qui sotto.
Commenti