Trasferirsi a Dubai e tasse in Italia: lista nera, AIRE e onere della prova
Chi si trasferisce a Dubai non smette in automatico di pagare le tasse in Italia. Le regole dell'art. 2 del TUIR dal 2024, la presunzione per i Paesi della lista del 1999 in cui ci sono ancora gli Emirati, cosa guarda il Fisco e le situazioni più a rischio.
11 min di lettura di Filippo Angeloni
In breve. Trasferirsi a Dubai non fa smettere da solo di pagare le tasse in Italia. La residenza fiscale italiana dipende dall'art. 2 del TUIR, che dal 2024 guarda a residenza civile, domicilio, presenza fisica e anagrafe. Gli Emirati sono ancora, a ottobre 2026, nell'elenco del decreto del 4 maggio 1999: chi si cancella dall'anagrafe e si trasferisce lì si presume residente in Italia finché non prova il contrario. La prova è pesante: serve dimostrare di aver perso ogni collegamento significativo con l'Italia e di vivere davvero negli Emirati.
A Dubai le persone fisiche non pagano imposta sul reddito. Ma per un italiano conta prima un'altra domanda: l'Italia ti considera ancora residente? Qui vediamo come risponde la legge italiana a ottobre 2026 e quali situazioni sono più a rischio. I visti e il resto del trasferimento sono nella guida alla residenza a Dubai.
Trasferirsi a Dubai fa smettere di pagare le tasse in Italia?
No, non in automatico. Il visto emiratino ti dà il diritto di vivere negli Emirati; se paghi le tasse in Italia lo decide la legge italiana, che guarda dove vivi davvero.
| Visto di residenza negli Emirati | Residenza fiscale in Italia | |
|---|---|---|
| Chi la decide | L'immigrazione emiratina (ICP o GDRFA) | La legge italiana, art. 2 del TUIR |
| A cosa serve | Vivere e lavorare legalmente negli Emirati | Stabilire se l'Italia tassa i tuoi redditi di tutto il mondo |
| Cosa guarda | Contratto, licenza, investimento, reddito | Dove vivi, dove sta la famiglia, quanti giorni passi in Italia, anagrafe |
| Cambia le tasse italiane? | No | Sì, se cambia davvero |
Puoi avere visto, Emirates ID e casa in affitto a Dubai ed essere residente in Italia a tutti gli effetti.
Quando si è residenti fiscali in Italia dal 2024?
Sei residente in Italia se, per la maggior parte dell'anno, hai qui anche uno solo di questi tre elementi: la residenza civile, il domicilio, la presenza fisica. In più, l'iscrizione all'anagrafe per la maggior parte dell'anno fa presumere la residenza. Lo dice l'art. 2, comma 2, del TUIR, riscritto dal D.Lgs. 209/2023.
Tre dettagli che pesano per chi va a Dubai:
- Il domicilio è dove stanno le relazioni personali e familiari. Se coniuge e figli restano in Italia, il domicilio rischia di restare qui anche se tu passi mesi a Dubai.
- Contano anche le frazioni di giorno. Il giorno in cui atterri a Malpensa e quello in cui riparti contano tutti e due come giorni in Italia.
- L'anagrafe è una presunzione relativa. Dal 2024 l'iscrizione all'anagrafe ammette la prova contraria; ma per i Paesi della lista del 1999 c'è un'altra presunzione, che va nella direzione opposta.
Dal 1° gennaio 2027 il TUIR del 1986 viene sostituito dal nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026). Le stesse regole passano all'art. 2, commi 2 e 3, con le stesse parole.
L'Agenzia delle Entrate ha spiegato le nuove regole nella circolare 20/E del 4 novembre 2024. Il conteggio dei giorni lo approfondisco in residenza fiscale all'estero e i 183 giorni.
Perché per Dubai l'onere della prova è tuo?
Perché gli Emirati Arabi Uniti sono nell'elenco dei Paesi a fiscalità privilegiata del decreto ministeriale del 4 maggio 1999, e per chi si trasferisce in quei Paesi la legge presume che la residenza fiscale sia rimasta in Italia.
La norma è il comma 2-bis dell'art. 2 del TUIR: si considerano residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dall'anagrafe e trasferiti negli Stati dell'elenco. Gli Emirati ci sono, con il loro nome ufficiale, nel testo del decreto pubblicato dall'Agenzia delle Entrate. L'ultima modifica dell'elenco è il decreto del 20 luglio 2023, che ha tolto solo la Svizzera dal 2024. A ottobre 2026 non c'è alcun decreto che tolga gli Emirati.
In pratica:
- se ti trasferisci in un Paese che non è nell'elenco, è il Fisco a dover dimostrare che il trasferimento è finto;
- se ti trasferisci a Dubai, sei tu a dover dimostrare che non sei più residente in Italia.
E la prova è pesante. La circolare 20/E richiama la circolare n. 140 del 1999: serve «la piena dimostrazione» della perdita di ogni significativo collegamento con l'Italia e, insieme, la prova di una «reale e duratura localizzazione» nel Paese estero. Aver pagato o non pagato tasse negli Emirati non conta né in un senso né nell'altro.
Una nota sul 2027. Anche il nuovo Testo unico mantiene la presunzione, all'art. 2, comma 3, e la norma transitoria che tiene in vita l'elenco del 1999 non è tra quelle abrogate. Il nuovo Testo unico su adempimenti e accertamento (D.Lgs. 141/2026), all'art. 294, cita ancora espressamente il decreto del 4 maggio 1999. Se cambierà qualcosa lo dirà un nuovo decreto; finché non c'è, conviene ragionare come se l'elenco restasse.
Non confondere le liste. Gli Emirati non sono nella lista UE dei Paesi non cooperativi a fini fiscali: l'aggiornamento del 9 ottobre 2026 non li comprende. Ma la presunzione sulla residenza dipende dall'elenco italiano del 1999, non da quello europeo.
Cosa guarda il Fisco per capire dove vivi?
Guarda la tua vita reale: dove dormi, dove stanno la famiglia e la casa, da dove lavori, dove spendi. Non c'è un documento che chiuda la questione; c'è un insieme di fatti che devono essere coerenti.
| Elemento | Cosa dice a favore di Dubai | Cosa dice a favore dell'Italia |
|---|---|---|
| Famiglia | Coniuge e figli vivono con te negli Emirati, i figli vanno a scuola lì | Coniuge e figli restano in Italia |
| Casa | Contratto d'affitto o atto di proprietà a Dubai, utenze a tuo nome | Casa in Italia a tua disposizione, con le utenze attive |
| Giorni | Report ufficiale di ingressi e uscite dagli Emirati, biglietti, timbri | Molti giorni in Italia, anche spezzati |
| Lavoro | Contratto o attività svolta negli Emirati, clienti serviti da lì | Lavoro gestito dall'Italia, riunioni e clienti qui |
| Spese | Carta e conto emiratini usati per la vita quotidiana | Carte italiane usate in Italia tutto l'anno |
| Vita sociale | Iscrizioni, medico, palestra, associazioni negli Emirati | Le stesse cose in Italia |
L'esempio scelto dall'Agenzia nella circolare 20/E descrive bene il caso tipico: una persona si iscrive all'AIRE e lavora all'estero, ma tiene a disposizione una casa in Italia con le utenze attive, ci torna nei fine settimana e ci passa le ferie. Secondo l'Agenzia questi elementi possono far ritenere che il domicilio sia rimasto in Italia.
Per Dubai, in concreto, il fascicolo che regge è fatto di: contratto di casa registrato, Emirates ID e visto, report di ingressi e uscite, contratto di lavoro o licenza, estratti del conto emiratino con le spese di tutti i giorni, iscrizione dei figli a scuola, certificato di residenza fiscale emiratino. Nessuno di questi basta da solo.
Quali situazioni sono più a rischio?
Sono a rischio tutte le situazioni in cui la vita resta in Italia e a Dubai si sposta solo qualcosa: il visto, la società, il conto. Quattro esempi ipotetici.
1. La famiglia resta in Italia. Marco prende un visto da socio con una società in free zone e passa a Dubai 200 giorni l'anno. Moglie e figli restano a Bologna, nella casa di famiglia. Marco ha i giorni, ma il domicilio, cioè le relazioni familiari, è in Italia. Con la presunzione del 1999 contro di lui, è molto difficile che la spunti.
2. La società di Dubai, il lavoro da Milano. Giulia, consulente, apre una società a Dubai e fattura da lì ai suoi clienti italiani. Ma vive quasi tutto l'anno a Milano, dove incontra i clienti e decide tutto. Il rischio è doppio: lei è residente in Italia, e la società pure, perché la sua sede di direzione effettiva è qui (art. 73, comma 3, del TUIR, dal 2027 art. 82, comma 3, del nuovo Testo unico).
3. Il pensionato «a metà». Paolo si iscrive all'AIRE e passa a Dubai l'inverno, cinque mesi. Il resto dell'anno è nella sua casa al mare in Italia. Non raggiunge 183 giorni negli Emirati e ne passa più di 183 in Italia: è residente in Italia per presenza fisica, senza bisogno di altro.
4. Il trasferimento a settembre. Sara si trasferisce davvero a Dubai il 1° settembre, con tutta la famiglia. Quell'anno è stata in Italia e iscritta all'anagrafe per otto mesi, quindi per l'Italia è residente per tutto l'anno. La convenzione Italia-Emirati non prevede il frazionamento dell'anno: secondo la circolare 20/E lo prevedono le convenzioni con Germania, Svizzera e Panama. In linea di principio, quindi, l'Italia può tassare anche i redditi degli ultimi quattro mesi. La stessa circolare ricorda che il Commentario OCSE ammette il frazionamento come criterio per risolvere la doppia residenza (risoluzione 471/E del 2008), ma senza una clausola espressa nella convenzione è una strada incerta, da non dare per scontata.
Chi è residente in entrambi i Paesi può provare a far valere i criteri di spareggio della convenzione Italia-Emirati: abitazione permanente, centro degli interessi vitali, soggiorno abituale, nazionalità. Ma nei primi tre casi, con famiglia, casa o giorni in Italia, lo spareggio difficilmente va a favore degli Emirati. I casi in cui il trasferimento è solo sulla carta li tratto in esterovestizione delle persone fisiche.
L'iscrizione all'AIRE basta?
No. L'AIRE è obbligatoria per chi si trasferisce davvero, ma toglie solo la presunzione legata all'anagrafe: domicilio e presenza fisica restano da verificare. E per gli Emirati è proprio la cancellazione dall'anagrafe a far scattare la presunzione del comma 2-bis.
Cosa sapere:
- ci si iscrive entro 90 giorni dal trasferimento, se si resta all'estero oltre dodici mesi;
- dal 2024 chi non lo fa rischia una sanzione da 200 a 1.000 euro per ogni anno, fino a cinque anni, che applica il Comune;
- secondo il consolato generale di Dubai, servono il passaporto e la pagina del visto emiratino di ogni familiare e una prova di residenza, e l'ufficio ha fino a 180 giorni per completare l'iscrizione.
Con l'AIRE perdi l'assistenza ordinaria del Servizio sanitario nazionale. Dal 27 luglio 2026, con la legge 111/2026, chi vive fuori da UE ed EFTA può riavere la tessera pagando 2.000 euro l'anno; i figli minori sono esonerati se un genitore ha la tessera. La procedura completa è in AIRE: come iscriversi e cosa cambia.
Cosa si paga in Italia anche da non residente?
Anche quando il trasferimento è vero, l'Italia continua a tassare i redditi prodotti in Italia. Cambia che smette di tassare quelli prodotti nel resto del mondo.
- Immobili italiani: gli affitti e gli immobili restano tassati in Italia.
- Pensioni pubbliche: per un cittadino italiano restano tassate in Italia, secondo la convenzione. Quelle private sono tassate solo nel Paese di residenza.
- Compensi da amministratore di una società italiana: tassabili in Italia.
- Dividendi da società italiane: l'Italia trattiene la ritenuta, che la convenzione limita al 15% o al 5%.
I dettagli, articolo per articolo, sono in la convenzione Italia-Emirati.
E se resti residente in Italia con un conto o una società a Dubai?
Allora dichiari tutto in Italia, compresi conti, investimenti e partecipazioni negli Emirati. E per i Paesi della lista del 1999 le regole sono più severe.
- Quadro RW. Conti e investimenti negli Emirati vanno indicati nella dichiarazione. Secondo l'art. 12 del DL 78/2009, le attività detenute nei Paesi della lista del 1999 e non dichiarate si presumono costituite con redditi non tassati, salvo prova contraria; le sanzioni sono raddoppiate e, per gli accertamenti basati su questa presunzione, raddoppiano anche i termini. Dal 2027 l'obbligo di monitoraggio e questa presunzione passano nel nuovo Testo unico sugli adempimenti e l'accertamento (D.Lgs. 141/2026, art. 294 per la presunzione).
- Società controllata. Se controlli una società negli Emirati, può scattare la disciplina delle società estere controllate (CFC), all'art. 167 del TUIR e dal 2027 all'art. 186 del nuovo Testo unico. Si applica quando la società è tassata meno del 15% e più di un terzo dei suoi proventi sono passivi, come interessi, dividendi e canoni. Con la Corporate Tax al 9% o allo 0% la prima condizione è di solito soddisfatta; conta la natura dei redditi.
- Società gestita dall'Italia. Se la gestisci da qui, è residente in Italia e paga le imposte italiane, come nel caso di Giulia.
Sullo scambio di informazioni: gli Emirati partecipano allo standard CRS dell'OCSE e inviano dati a decine di Paesi. Dalle fonti che ho consultato non posso confermare che li inviino anche all'Italia. Ma l'obbligo di dichiarare non dipende da questo. Ne parlo in aprire un conto a Dubai e, per le società, in aprire una società a Dubai.
Cosa rischia chi si trasferisce solo sulla carta?
Rischia che il Fisco lo consideri residente in Italia per gli anni contestati, con le imposte su tutti i redditi mondiali, le sanzioni e gli interessi. Con gli Emirati nella lista del 1999, la partenza è in salita: è il contribuente a dover dimostrare la sua versione.
Chi invece si trasferisce davvero ha bisogno di poche cose, ma fatte bene: un piano per l'anno del trasferimento, l'AIRE nei tempi, la famiglia e la casa negli Emirati, il lavoro svolto da lì, e un fascicolo di prove tenuto anno per anno. Le promesse a cui non credere sono in trasferirsi a Dubai: gli errori e le promesse da non credere.
Prima di prendere un visto o aprire una società, conviene guardare la tua situazione reale: dove vivi, chi viene con te, che redditi hai e da dove arrivano. È quello che facciamo nella call gratuita di 30 minuti, prima di qualsiasi pratica.
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