Gestione patrimoniale o consulente indipendente: cosa paghi e per cosa
Delegare il portafoglio a una gestione patrimoniale o farsi consigliare da un consulente indipendente: chi decide, chi tiene i soldi, quali costi paghi, come cambia la tassazione e quanto pesa la differenza in euro su 10 anni.
11 min di lettura di Filippo Angeloni
In breve. Con una gestione patrimoniale (GPM o GPF) affidi i soldi a una banca, una SIM o una SGR con un mandato: le operazioni le decide e le esegue il gestore, e tu scegli solo la linea. Con un consulente indipendente i soldi restano sul tuo conto, ricevi raccomandazioni personalizzate e le operazioni le fai tu. Nella gestione paghi una commissione di gestione più i costi dei fondi dentro la linea; dal consulente paghi una parcella, più i costi degli strumenti che scegli. La gestione ha un vantaggio fiscale reale, la compensazione completa di guadagni e perdite; il consulente richiede più tempo da parte tua. Su 200.000 euro e 10 anni, una differenza di costo di circa un punto e mezzo l'anno vale, nel mio esempio, quasi 40.000 euro.
Non è una gara tra buoni e cattivi. Sono due servizi diversi, che rispondono a due domande diverse: «chi decide?» e «chi è pagato da chi?». Qui li metto uno accanto all'altro. Se cerchi una scheda sulle gestioni patrimoniali da sole, c'è gestioni patrimoniali: cosa sono e quanto costano.
Cos'è una gestione patrimoniale?
È il servizio di gestione di portafogli previsto dal Testo unico della finanza (TUF): la gestione «su base discrezionale e individualizzata» di un portafoglio, «nell'ambito di un mandato conferito dai clienti» (art. 1, comma 5-quinquies, TUF). Discrezionale vuol dire che il gestore compra e vende senza chiederti il permesso ogni volta.
Le sigle che trovi in banca sono due:
- GPM, gestione patrimoniale mobiliare: il gestore investe direttamente in azioni, obbligazioni e altri titoli;
- GPF, gestione patrimoniale in fondi: il gestore investe in fondi comuni, SICAV o ETF.
Esistono anche linee miste. Il servizio lo possono prestare solo intermediari autorizzati: banche, SIM e SGR.
Chi decide le operazioni in una gestione patrimoniale?
Le decide il gestore, dentro i limiti della linea di gestione che hai scelto al momento della firma. La linea fissa le regole del gioco: quota massima di azioni, tipi di strumenti, valute, eventuale indice di riferimento (il benchmark). Le linee hanno di solito nomi come «prudente», «bilanciata», «dinamica» o «azionaria».
Tre regole del TUF, art. 24, che spesso il cliente non conosce:
- puoi dare al gestore istruzioni vincolanti sulle operazioni da fare;
- puoi recedere dal contratto in ogni momento;
- il gestore non può accettare e trattenere commissioni o altri benefici pagati da terzi, salvo benefici non monetari di entità minima.
I tuoi titoli e il tuo denaro formano un patrimonio separato da quello dell'intermediario e degli altri clienti. Il gestore ti manda un rendiconto periodico e, per le regole europee, ti avvisa se il valore del portafoglio scende del 10% rispetto all'inizio del periodo, e poi a ogni ulteriore 10% (Regolamento delegato UE 2017/565, art. 62).
Cosa fa invece un consulente indipendente?
Ti dà raccomandazioni personalizzate sugli investimenti, ma non tocca i tuoi soldi. La consulenza in materia di investimenti è definita dal TUF, art. 1, comma 5-septies: raccomandazioni personalizzate, su richiesta del cliente o su iniziativa del consulente.
Il consulente indipendente, persona fisica o società di consulenza finanziaria (SCF), è iscritto all'albo unico dell'OCF ed è fee-only: lo paghi solo tu, con una parcella, e non incassa nulla da banche o società di gestione. In pratica:
- i soldi restano sul tuo conto, presso la tua banca o il tuo broker;
- il consulente non detiene denaro né titoli e non può farlo;
- le operazioni le esegui tu, dopo aver ricevuto il consiglio;
- puoi anche decidere di non seguirlo.
Le differenze con il consulente della banca, le sezioni dell'albo e come verificare un nome sono in consulente finanziario indipendente: cosa fa e quanto costa.
Quanto costa una gestione patrimoniale?
Costa la somma di più voci, che conviene leggere insieme. Le percentuali variano molto tra intermediari e linee: quelle che uso più avanti nell'esempio sono ipotesi, non medie di mercato.
| Voce | Cos'è | Dove la trovi |
|---|---|---|
| Commissione di gestione | Percentuale annua sul patrimonio gestito, prelevata di solito ogni trimestre | Contratto e informativa sui costi |
| IVA sulla commissione | Dal 2013 le commissioni di gestione di portafogli sono soggette a IVA | Addebito sul conto |
| Commissione di performance | Quota del rendimento oltre un obiettivo, se prevista | Contratto, con il metodo di calcolo |
| Costi dei fondi sottostanti | Spese correnti dei fondi o degli ETF in cui investe la linea, nelle GPF | KID dei singoli fondi; rendiconto annuale |
| Costi di negoziazione e altri | Commissioni sulle compravendite, custodia, eventuali spese di ingresso o uscita | Contratto e foglio informativo |
Nelle GPF pesa la stratificazione: paghi la commissione della gestione e, dentro i fondi, le loro spese correnti. Come funzionano quei costi lo spiego in quanto costano davvero i fondi comuni in banca; le commissioni di performance hanno un articolo a parte, commissioni di performance: tutto quello che devi sapere.
Sulle retrocessioni serve una precisazione. Il gestore di portafogli non può trattenere commissioni pagate da terzi (art. 24, comma 1-bis, TUF): se un fondo gliene versa, vanno girate al cliente. Questo però non riguarda la commissione di gestione dei fondi in sé. Se la linea investe in fondi della stessa casa o dello stesso gruppo, il gruppo incassa sia la commissione della gestione sia quella dei fondi. Non è vietato, ma è un conflitto d'interessi che l'intermediario deve gestire e, se non basta, dichiararti. Una domanda utile da fare: quanta parte della linea è investita in fondi del gruppo?
Il totale in euro lo trovi nel rendiconto annuale dei costi e degli oneri previsto da MiFID II, che riporta insieme costi del servizio e costi dei prodotti.
Quanto costa un consulente indipendente?
Costa una parcella, più i costi degli strumenti che decidi di comprare e quelli del tuo intermediario. Le forme più comuni sono la percentuale sul patrimonio seguito, la parcella fissa annua e la parcella a progetto. Al compenso si aggiunge di norma l'IVA.
Il consulente non ha motivo di preferire un fondo caro a uno strumento economico con la stessa esposizione, perché non incassa nulla dai prodotti. Il costo totale dipende quindi molto dagli strumenti: un portafoglio di ETF a basso costo o di titoli di Stato ha spese ridotte, un portafoglio di fondi attivi no. Ma non sparisce: ci sono le commissioni del tuo broker o della tua banca e, se servono, quelle per trasferire i titoli, di cui parlo in trasferire i titoli a un'altra banca.
Quanto pesa la differenza di costo in 10 anni?
Pesa più della percentuale, perché i costi tolgono anche il rendimento che quei soldi avrebbero fatto negli anni successivi. Ecco un esempio con numeri ipotetici, non una previsione e non una media di mercato.
Ipotesi comuni: 200.000 euro investiti una volta sola, 5% lordo l'anno di rendimento medio prima dei costi, costi sottratti ogni anno dal rendimento. Non considero imposte e bollo, di cui parlo più sotto.
- Gestione patrimoniale in fondi: commissione di gestione dell'1,2% più IVA al 22% (1,46%), più spese correnti dei fondi dello 0,8%. Totale 2,26% l'anno.
- Consulente indipendente: parcella dello 0,5% del patrimonio più IVA (0,61%), più ETF con spese dello 0,2%. Totale 0,81% l'anno.
| Costo annuo | Valore dopo 10 anni | Costi pagati in 10 anni | |
|---|---|---|---|
| Senza costi (solo riferimento) | 0% | 325.779 € | – |
| Gestione patrimoniale in fondi | 2,26% | 262.075 € | 51.201 € |
| Consulente indipendente con ETF | 0,81% | 301.502 € | 19.622 € |
| Differenza | 1,45 punti | 39.427 € | 31.579 € |
La differenza finale, 39.427 euro, è più grande dei costi pagati in più, 31.579 euro: lo scarto è il rendimento perso sui soldi usciti come costi. Il calcolo lo rifai sul tuo caso: capitale × (1 + rendimento − costi) elevato al numero di anni.
Tre cautele prima di trarre conclusioni:
- Il rendimento non è uguale per forza. Un gestore può fare meglio o peggio di un portafoglio di ETF, e lo stesso vale per i consigli di un consulente. I costi sono certi, il rendimento no.
- Le imposte non sono identiche. Nella gestione la commissione riduce la base imponibile, come vedi sotto: una parte del costo torna sotto forma di minori imposte, se la gestione è in guadagno.
- I numeri cambiano con le ipotesi. Una parcella fissa pesa di più su un patrimonio piccolo e di meno su uno grande; una gestione con commissioni più basse o in titoli diretti riduce lo scarto. Fai il conto con le cifre del tuo contratto.
Come si tassa una gestione patrimoniale?
Si tassa con il regime del risparmio gestito: il gestore applica il 26% sul risultato maturato della gestione alla fine di ogni anno, anche se non hai venduto nulla, e versa l'imposta lui. Fino al 31 dicembre 2026 la norma è l'art. 7 del D.Lgs. 461/1997; dal 1° gennaio 2027 quell'articolo è abrogato dal D.Lgs. 117/2026, il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, un testo che riordina le regole esistenti. Le regole descritte qui restano in vigore per tutto il 2026; come vengono ricollocate dal 2027 andrà verificato con i primi chiarimenti ufficiali.
Le caratteristiche che contano:
- compensazione completa: dividendi, cedole, plusvalenze, guadagni su fondi ed ETF e perdite entrano tutti nello stesso risultato. È l'unico regime in cui redditi di capitale e redditi diversi si compensano;
- commissioni dedotte: il risultato si calcola al netto degli oneri e delle commissioni della gestione;
- titoli di Stato: i redditi dei titoli di Stato italiani e della white list contano per il 48,08%, così l'aliquota effettiva su quella parte resta il 12,5%;
- perdite: un risultato negativo si riporta in avanti per quattro anni; alla chiusura della gestione le perdite non usate vengono certificate e si possono usare fuori, in un conto in regime amministrato o in dichiarazione.
Il rovescio è che paghi ogni anno sui guadagni non ancora realizzati: perdi il differimento d'imposta che avresti tenendo un ETF per vent'anni senza venderlo.
Con il consulente, invece, i titoli stanno sul tuo deposito, di solito in regime amministrato o, con un broker estero, in regime dichiarativo. Paghi solo quando realizzi, ma i guadagni sugli ETF non assorbono le minusvalenze. Il confronto completo dei tre regimi è in regime amministrato, dichiarativo e gestito. L'imposta di bollo dello 0,20% annuo si applica in tutti e due i casi; con un broker estero al suo posto c'è l'IVAFE, anch'essa dello 0,20%.
Gestione patrimoniale e consulente indipendente a confronto
La tabella mette uno accanto all'altro i due servizi, con le caratteristiche tipiche. I singoli contratti possono differire.
| Gestione patrimoniale | Consulente indipendente | |
|---|---|---|
| Servizio (TUF) | Gestione di portafogli | Consulenza in materia di investimenti |
| Chi lo presta | Banca, SIM o SGR | Consulente autonomo o SCF iscritti all'albo OCF |
| Chi decide le operazioni | Il gestore, entro la linea | Tu, sulla base delle raccomandazioni |
| Chi esegue gli ordini | Il gestore | Tu, sul tuo conto |
| Dove stanno i soldi | Presso l'intermediario, in patrimonio separato | Sul tuo conto, presso il tuo intermediario |
| Come lo paghi | Commissione di gestione più IVA, eventuale performance | Parcella più IVA |
| Costi degli strumenti | Fondi o titoli scelti dal gestore, anche della stessa casa | Strumenti scelti da te, su consiglio |
| Compensi da terzi | Non trattenibili, ma il gruppo può incassare sui propri fondi | Nessuno |
| Tassazione | Regime gestito, 26% sul maturato annuo, compensazione completa | Amministrato o dichiarativo, 26% sul realizzato, limiti alla compensazione |
| Tempo richiesto a te | Poco | Di più: devi eseguire e ribilanciare |
| Personalizzazione | Linee standard, a volte su misura per importi alti | Piano costruito sul tuo caso |
Per chi ha senso l'una o l'altra?
Dipende da quanto vuoi delegare e da quanto ti costa farlo. Alcuni criteri, descrittivi e non personali.
La gestione patrimoniale si adatta a chi:
- non vuole o non può occuparsi delle operazioni, neanche due volte l'anno;
- ha portafogli con molte operazioni o redditi di natura diversa, dove la compensazione completa del regime gestito vale qualcosa;
- è disposto a pagare la delega e ha verificato in euro quanto costa, fondi sottostanti compresi.
Il consulente indipendente si adatta a chi:
- vuole restare titolare delle decisioni e del conto, e un parere che non dipenda da chi vende i prodotti;
- è disposto a eseguire gli ordini e a seguire un piano, anche quando il mercato scende;
- ha già una gestione, fondi o polizze e vuole sapere quanto pagano in totale e se ha senso cambiare.
Le due cose non si escludono. Un consulente indipendente può anche analizzare la gestione che hai già, leggere il rendiconto dei costi con te e dirti se tenerla. Prima di uscire, ricorda di valutare costi di uscita e imposte sul maturato; spesso i titoli si possono trasferire invece di venderli.
Per trasparenza: io sono iscritto all'albo OCF, e la consulenza finanziaria personalizzata la faccio solo tramite Athena SCF, una delle mie società, iscritta nella sezione delle società di consulenza finanziaria. Quello che leggi qui non è una raccomandazione personalizzata: serve a scegliere chiunque, anche qualcun altro. Per cercarne uno con criterio c'è come trovare un consulente finanziario fee only; per la differenza di fondo tra stock picking e indici, gestione attiva e gestione passiva.
Commenti