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Quanto costano davvero i fondi comuni in banca: commissioni, TER e retrocessioni

I costi di un fondo comprato in banca: commissioni di ingresso, gestione, performance, spese correnti e la parte che torna al collocatore. Dove leggerli nel KID e nel rendiconto annuale MiFID II, e quanto pesano in euro su 10 e 20 anni.

9 min di lettura di Filippo Angeloni

In breve. Un fondo comune comprato in banca costa la somma di più voci: l'eventuale commissione di ingresso, le spese correnti annue (in cui sta la commissione di gestione), le eventuali commissioni di performance e i costi di uscita. Nei fondi venduti allo sportello una parte della commissione di gestione torna alla banca come retrocessione. Le spese correnti di un fondo attivo in banca sono spesso tra l'1,5 e il 2,5% l'anno: su 50.000 euro e 20 anni, con un rendimento lordo ipotetico del 5%, la differenza tra il 2% e lo 0,2% di costi vale circa 37.000 euro. I numeri veri del tuo portafoglio sono nel rendiconto annuale dei costi che la banca ti deve mandare.

Non è un articolo contro i fondi. È un modo per farti fare il conto che di solito non si fa: quanto paghi, in euro, e cosa ricevi in cambio. Se ti serve prima una panoramica sullo strumento, parti da fondi comuni di investimento: cosa sono.

Quali costi paghi su un fondo comune?

Paghi costi una tantum, quando entri o esci, e costi ricorrenti, ogni anno. I primi li vedi; i secondi sono già dentro il valore della quota.

Voce Quando Come si paga Dove la trovi
Commissione di ingresso All'acquisto Trattenuta sull'importo versato KID, «costi di ingresso»
Spese correnti (TER) Ogni anno Prelevate dal patrimonio del fondo, giorno per giorno KID, «costi di gestione e altri costi amministrativi o di esercizio»
Costi di transazione Ogni anno Il fondo compra e vende titoli e paga commissioni KID, «costi di transazione»
Commissione di performance Se il fondo batte un obiettivo Prelevata dal patrimonio KID, «commissioni di performance»
Commissione di uscita Al rimborso Trattenuta sul rimborso KID, «costi di uscita»
Diritti fissi e costi della banca A ogni operazione o periodicamente Addebitati sul conto Foglio informativo e contratto della banca

A queste si aggiunge l'imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore del deposito titoli, che non è un costo del fondo ma pesa sul rendimento allo stesso modo.

Cosa sono la commissione di ingresso e quella di uscita?

Sono percentuali sull'importo che investi o che ritiri. La commissione di ingresso, nei fondi venduti in banca, può arrivare a qualche punto percentuale: il KID indica il massimo, e la banca può applicarne una più bassa. Vuol dire che su 10.000 euro con il 3% di ingresso partono investiti 9.700 euro.

Spesso è trattabile, soprattutto su importi rilevanti. Alcuni fondi la sostituiscono con una commissione di uscita decrescente nel tempo, che si azzera dopo qualche anno: il risultato è simile, solo spostato in avanti.

Cosa sono le spese correnti e il TER?

Le spese correnti sono il costo annuo del fondo, espresso in percentuale del patrimonio. Comprendono la commissione di gestione, che è la parte principale, e i costi di depositario, amministrazione, revisione e simili. In inglese si chiama TER (total expense ratio) od OCF (ongoing charges figure). Nel KID dei fondi, che dal 1° gennaio 2023 segue le regole PRIIPs anche per i fondi aperti, la voce si chiama «costi di gestione e altri costi amministrativi o di esercizio».

Non li vedi addebitati da nessuna parte: il valore della quota pubblicato ogni giorno è già al netto. Per questo li percepisci poco. Ma un fondo con spese correnti del 2% deve guadagnare il 2% ogni anno solo per lasciarti dove eri.

Come lettura di confronto, l'ESMA pubblica ogni anno un rapporto sui costi e i rendimenti dei prodotti d'investimento venduti ai risparmiatori nell'Unione. L'edizione pubblicata a marzo 2026, con dati fino al 2024, conferma che i costi scendono, ma lentamente, e che i fondi attivi costano in media molto più di quelli passivi. Come leggere il resto della scheda di un fondo lo spiego in fact sheet: come leggere la scheda di fondi ed ETF.

Cosa sono le commissioni di performance?

Sono un compenso extra per il gestore quando il fondo fa meglio di un obiettivo, per esempio un indice o un rendimento minimo. Le linee guida ESMA del 2020 chiedono che siano coerenti con l'obiettivo del fondo e che non si paghino di nuovo per recuperare perdite passate. Restano però un costo che si somma alle spese correnti, e il modo in cui sono calcolate cambia molto da fondo a fondo. Ho approfondito il tema in commissioni di performance: tutto quello che devi sapere.

Cosa sono le retrocessioni al collocatore?

Sono la parte delle commissioni del fondo che la società di gestione gira alla banca o alla rete che lo distribuisce. Non le paghi a parte: stanno dentro la commissione di gestione. Ma spiegano perché i fondi venduti allo sportello hanno commissioni di gestione più alte delle stesse strategie vendute ad altri canali.

Le regole europee le chiamano incentivi (inducements). La direttiva MiFID II li permette alla banca che non fa consulenza indipendente solo se servono ad accrescere la qualità del servizio al cliente e se vengono dichiarati (art. 24 della direttiva 2014/65/UE). In Italia le regole di dettaglio sono nel regolamento Intermediari della Consob. Chi presta consulenza su base indipendente, invece, non può trattenerli.

In concreto, il «miglioramento della qualità» è spesso la consulenza che ricevi allo sportello, che per te sembra gratuita. Non lo è: la paghi ogni anno dentro il fondo, finché lo tieni.

Il dibattito europeo è aperto. A dicembre 2025 Parlamento e Consiglio UE hanno raggiunto un accordo politico sulla Retail Investment Strategy, che punta a misurare il rapporto tra costi e valore dei prodotti ma non vieta le retrocessioni. Le nuove regole devono ancora essere adottate e applicate.

Dove leggi i costi che hai pagato davvero?

Li leggi in due documenti che la banca ti deve per legge: l'informativa ex ante, prima dell'acquisto, e il rendiconto annuale ex post.

  1. Prima di comprare la banca deve darti un prospetto dei costi stimati: quelli del servizio, quelli del prodotto e gli incentivi che riceverà, in euro e in percentuale, con l'effetto cumulato sul rendimento.
  2. Ogni anno ti deve mandare il rendiconto dei costi e degli oneri effettivamente sostenuti, previsto dall'art. 50 del Regolamento delegato UE 2017/565. Riporta in forma aggregata i costi dei servizi e dei prodotti, gli incentivi ricevuti da terzi indicati separatamente, e mostra l'effetto complessivo dei costi sulla redditività. Su richiesta puoi avere il dettaglio voce per voce.

Il rendiconto arriva spesso tra febbraio e aprile, tra le comunicazioni dell'home banking, con nomi diversi da banca a banca: «rendiconto costi e oneri», «informativa ex post MiFID», «report costi». Se non lo trovi, chiedilo per iscritto. È il documento più utile che hai per capire quanto ti costa il portafoglio, perché somma tutto in euro.

Quanto pesano i costi in euro su 10 e 20 anni?

Pesano molto più di quanto suggerisce la percentuale, perché si mangiano anche il rendimento che quei soldi avrebbero fatto. Ecco un esempio con numeri ipotetici, non una previsione.

Ipotesi: investi 50.000 euro una volta sola, il mercato rende in media il 5% lordo l'anno, e i costi annui si sottraggono da quel rendimento. Non considero tasse e bollo, uguali per tutti i casi.

Costi annui Dopo 10 anni Dopo 20 anni Costi persi rispetto allo 0,2% in 20 anni
0,2% (tipico di un ETF a basso costo) 79.907 € 127.701 € –
1,0% 74.012 € 109.556 € 18.145 €
2,0% (fondo attivo in banca) 67.196 € 90.306 € 37.395 €
2,5% 64.004 € 81.931 € 45.770 €
2,0% più 3% di ingresso 65.180 € 87.596 € 40.105 €

Il calcolo è semplice e puoi rifarlo sul tuo caso: capitale × (1 + rendimento − costi) elevato al numero di anni. Con un rendimento del 5% e costi del 2%, il fattore è 1,03 alla ventesima, cioè circa 1,81.

Due osservazioni:

  • I costi sono certi, il rendimento no. Un fondo attivo potrebbe fare meglio del suo indice e recuperare i costi. Gli studi pubblicati negli anni mostrano che sul lungo periodo la maggioranza dei fondi attivi non ci riesce, e non sai in anticipo quale ci riuscirà.
  • Il peso cresce col tempo. Dopo 10 anni la differenza tra 0,2% e 2% è di circa 12.700 euro; dopo 20 anni è triplicata. Il motore è lo stesso dell'interesse composto, solo che lavora a tuo sfavore: ne parlo in il potere dell'interesse composto.

Cosa sono le classi di quote e perché conta quale hai?

Lo stesso fondo viene spesso emesso in più classi di quote, con lo stesso portafoglio e costi diversi. Ogni classe ha un suo codice ISIN.

  • Le classi per il pubblico retail (spesso indicate con lettere come A, R o simili, ma le sigle cambiano da casa a casa) hanno la commissione di gestione più alta, perché comprendono la retrocessione al collocatore.
  • Le classi «pulite» (clean share) non prevedono retrocessioni e costano meno. Sono pensate per chi paga la consulenza a parte o per gli investitori istituzionali, e spesso hanno importi minimi elevati o sono accessibili solo tramite certi canali.
  • Classi a distribuzione o ad accumulazione, oppure con copertura del cambio, cambiano altri aspetti, non solo i costi.

Controlla l'ISIN che hai nel deposito e confrontalo con le altre classi dello stesso fondo sul sito della società di gestione. Se il portafoglio è identico e la commissione di gestione è più bassa di un punto, quella differenza è, in larga parte, la remunerazione del distributore.

Come controlli i costi dei fondi che hai già?

Lo fai in quattro passi, con i documenti che hai già.

  1. Elenca i fondi con ISIN, importo e data di acquisto.
  2. Scarica il KID di ciascuno dal sito della società di gestione e annota spese correnti, costi di transazione ed eventuali commissioni di performance.
  3. Prendi il rendiconto annuale dei costi della banca e guarda il totale in euro e la riga degli incentivi.
  4. Confronta con un'alternativa che abbia la stessa esposizione: stesso mercato, stessa quota di azioni e obbligazioni. Senza un confronto omogeneo, un costo da solo non dice se è alto.

Prima di vendere, però, fai il conto delle tasse: se hai guadagni, il rimborso li fa emergere e li tassa al 26%, e le plusvalenze dei fondi non si compensano con le minusvalenze del dossier. Uscire da un fondo caro conviene quasi sempre sul lungo periodo, ma il momento e il modo vanno pensati.

Gli stessi ragionamenti valgono per i prodotti che contengono fondi: polizze unit linked e gestioni patrimoniali, dove ai costi dei fondi si somma quello del contenitore.

Domande frequenti

Cosa sono le spese correnti di un fondo?

Sono i costi che il fondo preleva ogni anno dal suo patrimonio: commissione di gestione, spese di banca depositaria, amministrazione e altri oneri. Sono già scontate dal valore della quota, quindi non le vedi addebitate sul conto. Nel KID compaiono come «costi di gestione e altri costi amministrativi o di esercizio».

Cosa sono le retrocessioni sui fondi?

Sono la parte delle commissioni del fondo che la società di gestione gira alla banca o alla rete che te l'ha venduto. Non le paghi a parte: sono incluse nella commissione di gestione. Con MiFID II la banca deve dichiararle prima della vendita e nel rendiconto annuale dei costi.

Dove trovo quanto ho pagato di costi sui fondi?

Nel rendiconto annuale dei costi e degli oneri che la banca ti deve inviare ogni anno, previsto da MiFID II. Riporta in euro e in percentuale i costi del servizio, quelli dei prodotti e gli incentivi ricevuti da terzi. Se non lo trovi tra le comunicazioni, chiedilo per iscritto.

Un TER del 2% è tanto?

Dipende dal confronto. Per un fondo azionario attivo venduto allo sportello non è raro; un ETF che replica un indice simile costa spesso meno di mezzo punto. Su 20 anni la differenza tra 2% e 0,2% annuo, con un rendimento lordo ipotetico del 5%, può valere oltre un terzo del capitale finale.

Posso chiedere alla banca una classe del fondo senza retrocessioni?

Puoi chiederlo, ma la banca non è obbligata a offrirla. Molti fondi hanno classi di quote «pulite», senza retrocessioni, riservate di solito a chi presta consulenza a pagamento o a investitori istituzionali. Il codice ISIN cambia da classe a classe, e anche i costi.

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