Trasferire i titoli a un'altra banca o broker: come si fa, costi e minusvalenze
Trasferire il dossier titoli a un'altra banca o a un broker si può fare senza vendere: è gratuito per legge, il costo fiscale viaggia con i titoli e le minusvalenze si portano dietro solo chiudendo il vecchio rapporto. Cosa fare, cosa non si può trasferire e cosa cambia con un broker estero.
9 min di lettura di Filippo Angeloni
In breve. Trasferire il dossier titoli a un'altra banca o a un broker si fa senza vendere: compili un modulo, di solito presso il nuovo intermediario, e i titoli passano da un deposito all'altro. Per un consumatore il trasferimento è gratuito per legge (art. 2, comma 15, D.L. 3/2015). Se gli intestatari restano gli stessi, il costo fiscale viaggia con i titoli e non paghi tasse. Le minusvalenze del regime amministrato ti seguono solo se chiudi il vecchio rapporto e chiedi la certificazione. I fondi della casa spesso non si possono trasferire.
È un'operazione semplice sulla carta e piena di dettagli in pratica. Qui la vedi passo per passo, con le regole fiscali in vigore nel 2026 e quello che cambia dal 2027 con il nuovo Testo unico.
Come si trasferiscono i titoli da una banca all'altra?
Si trasferiscono con una richiesta scritta, quasi sempre un modulo che il nuovo intermediario ti fa compilare e che inoltra lui alla vecchia banca. In alcuni casi devi mandare tu la richiesta alla banca di partenza.
I passi tipici:
- Apri il nuovo deposito titoli, intestato esattamente alle stesse persone del vecchio. Se il vecchio è cointestato, anche il nuovo deve esserlo, con gli stessi nomi.
- Chiedi l'elenco dei titoli alla vecchia banca: codice ISIN, quantità, prezzo medio di carico. Ti serve per compilare il modulo e per controllare l'arrivo.
- Compila il modulo di trasferimento con i dati del deposito di partenza (banca, numero del dossier), i titoli da trasferire, tutti o alcuni, e la richiesta di chiusura del vecchio rapporto se vuoi chiuderlo.
- Chiedi le certificazioni fiscali: il costo fiscale dei titoli e, se chiudi, le minusvalenze ancora da usare.
- Controlla l'arrivo di ogni titolo e del suo prezzo di carico nel nuovo dossier.
Durante il trasferimento i titoli in movimento non si possono vendere. Ordini aperti, come stop loss o vendite programmate, vanno cancellati prima, altrimenti bloccano la pratica.
Se cambi anche il conto corrente, il trasferimento del conto ha regole sue, con un termine di 12 giorni lavorativi. Quello dei titoli è un'operazione separata: si può fare insieme, ma segue tempi propri.
Quanto costa trasferire i titoli e quanto tempo ci vuole?
Per un consumatore il trasferimento non costa nulla. L'art. 2, comma 15, del D.L. 3/2015 stabilisce che il trasferimento, su richiesta del consumatore, di strumenti finanziari da un conto di deposito titoli a un altro avviene senza oneri e spese, con o senza chiusura del conto di origine. La norma è in vigore nel 2026.
C'è un'eccezione: per i titoli custoditi presso un depositario centrale estero o non dematerializzati possono esserti addebitati i costi sostenuti tramite terzi. È il caso tipico di azioni americane o titoli esteri poco comuni. Chiedi prima alla vecchia banca se ne prevede e quanti.
Sui tempi, la legge non fissa un termine per i titoli. In pratica:
| Tipo di strumento | Tempi indicativi |
|---|---|
| Titoli di Stato e azioni italiane | Pochi giorni lavorativi |
| ETF e azioni estere quotate in Europa | Da qualche giorno a due o tre settimane |
| Azioni e obbligazioni su mercati extraeuropei | Anche diverse settimane |
| Quote di fondi comuni | Variabile, e solo se trasferibili |
Se la vecchia banca ti addebita costi non dovuti o ritarda senza motivo, puoi fare reclamo scritto e, se la risposta non ti soddisfa, rivolgerti all'Arbitro Bancario Finanziario o all'Arbitro per le Controversie Finanziarie, a seconda del servizio in contestazione.
Il costo fiscale dei titoli si trasferisce?
Sì, se il nuovo deposito è intestato alle stesse persone: il trasferimento non è una vendita e non fa pagare imposte. La vecchia banca rilascia una certificazione con il costo (o valore) fiscale di ogni titolo, e il nuovo intermediario lo usa come prezzo di carico.
Le regole stanno nell'art. 6 del D.Lgs. 461/1997, che disciplina il regime amministrato:
- Comma 7: nel trasferimento a rapporti intestati agli stessi soggetti il costo si determina sulla base di un'apposita certificazione dell'intermediario.
- Comma 6: il trasferimento a un deposito intestato a soggetti diversi si considera una cessione a titolo oneroso, salvo che avvenga per successione o donazione. Paghi il 26% sul guadagno calcolato al valore del giorno del trasferimento, e la banca può sospendere l'operazione finché non le dai i fondi per l'imposta.
Dal 1° gennaio 2027 l'art. 6 del D.Lgs. 461/1997 è abrogato e il suo contenuto passa nell'art. 306 del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026), con la stessa sostanza: il trasferimento agli stessi intestatari è al comma 8, quello a soggetti diversi al comma 7, le minusvalenze al comma 6.
Il punto da guardare con attenzione è "stessi intestatari". Passare da un dossier cointestato a uno intestato a una sola persona, o aggiungere un cointestatario, può essere trattato come trasferimento a soggetti diversi, almeno per una parte. Prima di farlo chiedi alla banca come lo tratterà.
Dopo il trasferimento controlla i prezzi di carico nel nuovo dossier. Un costo sbagliato o mancante si traduce in imposte sbagliate alla prima vendita. Se un dato manca, l'intermediario te lo chiede e puoi fornirlo con documenti o, se non ne hai, con una dichiarazione sostitutiva (comma 3 dell'art. 6); se il dato è falso, l'imposta non versata e la sanzione sono a carico tuo.
Le minusvalenze passano al nuovo intermediario?
Passano solo se chiudi il vecchio rapporto. Finché il deposito resta aperto, le minusvalenze restano lì, utilizzabili solo contro plusvalenze realizzate in quel deposito.
Lo dice il comma 5 dell'art. 6 del D.Lgs. 461/1997. In caso di chiusura del rapporto, o di revoca dell'opzione per il regime amministrato, le minusvalenze possono essere:
- portate in deduzione nell'ambito di un altro rapporto in regime amministrato intestato agli stessi soggetti, consegnando la certificazione al nuovo intermediario;
- oppure usate nella dichiarazione dei redditi, contro plusvalenze del regime dichiarativo.
In entrambi i casi il limite resta il quarto anno successivo a quello in cui la minusvalenza si è formata. Quelle del 2022, per esempio, vanno usate entro il 31 dicembre 2026.
Gli errori più frequenti:
- trasferire solo una parte dei titoli e lasciare aperto il vecchio dossier: le minusvalenze non si muovono;
- chiudere senza chiedere la certificazione: senza quel documento il nuovo intermediario non può caricarle;
- dimenticare la scadenza: una minusvalenza che scade durante il trasferimento è persa.
Come usare le minusvalenze, una volta arrivate, lo spiego in minusvalenze finanziarie: come recuperarle. Ricorda che si compensano solo con plusvalenze, non con i guadagni di ETF e fondi: i motivi sono in ETF ad accumulazione o a distribuzione.
Cosa cambia se passo a un broker estero, dal regime amministrato al dichiarativo?
Se il nuovo broker non fa da sostituto d'imposta in Italia, passi dal regime amministrato al regime dichiarativo: le aliquote sono le stesse, ma calcoli e dichiari tu le imposte. Le differenze fra i regimi sono spiegate in regimi fiscali dei redditi finanziari: dichiarativo, amministrato, gestito.
In pratica, con un broker estero senza sostituto d'imposta:
| Regime amministrato (banca italiana) | Regime dichiarativo (broker estero) | |
|---|---|---|
| Chi calcola le imposte | La banca, a ogni operazione | Tu, nella dichiarazione dei redditi |
| Dividendi e cedole | Tassati alla fonte | Li dichiari, con eventuale credito per le ritenute estere |
| Imposta sul patrimonio | Bollo 0,20% | IVAFE 0,20%, nel quadro RW |
| Compensazione minusvalenze | Nel singolo dossier | Fra tutti i redditi diversi dell'anno |
| Rischio di errore | Della banca | Tuo |
Per il passaggio servono due cose dalla vecchia banca: la certificazione del costo fiscale dei titoli, che ti serve per calcolare le plusvalenze quando venderai, e, se chiudi il rapporto, la certificazione delle minusvalenze, da usare in dichiarazione.
Alcuni broker esteri offrono il regime amministrato tramite una sede o un rappresentante fiscale in Italia. Verificalo prima: è quello che decide se dovrai fare tutto da solo. Un tema diverso è la tutela del patrimonio presso un intermediario estero, con regole del Paese in cui ha sede: un esempio concreto è in Degiro: garanzia in caso di fallimento.
Quali strumenti non si possono trasferire?
Non tutto quello che hai in banca si trasferisce. I casi tipici:
- Fondi comuni e Sicav della casa. Si trasferiscono solo se il nuovo intermediario ha un accordo di distribuzione con la società di gestione. I fondi di un gruppo bancario spesso li colloca solo quella banca. Le alternative sono tenerli dove sono, anche lasciando aperto un piccolo dossier, o chiederne il rimborso, pagando il 26% sull'eventuale guadagno. Su come funzionano e quanto costano i fondi: fondi comuni di investimento.
- Gestioni patrimoniali. Non si trasferiscono "come gestione": al limite si trasferiscono i singoli titoli, dopo aver chiuso il mandato.
- Polizze assicurative (unit linked, multiramo, ramo I). Non sono titoli in deposito: per uscire devi riscattare, con le penali e le imposte previste dal contratto.
- Obbligazioni proprie della banca non quotate e prodotti strutturati emessi dalla banca stessa. Spesso il nuovo intermediario non li accetta in custodia.
- Strumenti che il nuovo broker non tratta, per esempio alcune obbligazioni o titoli di mercati minori.
- Frazioni di azioni o ETF: molti intermediari non le trasferiscono; vanno vendute.
Prima di avviare la pratica chiedi al nuovo intermediario la lista di cosa accetta, titolo per titolo.
Quali sono i rischi del trasferimento?
Il trasferimento in sé non ti fa perdere i titoli, che restano tuoi e separati dal patrimonio di entrambi gli intermediari. I rischi sono pratici.
- Titoli fermi durante il trasferimento. Per giorni o settimane non puoi vendere. Se il mercato si muove molto, non puoi reagire su quei titoli.
- Costo fiscale perso o sbagliato. Controlla ogni prezzo di carico all'arrivo. Correggerlo dopo, a ridosso di una vendita, è più difficile.
- Minusvalenze lasciate indietro. Se non chiudi il vecchio rapporto e non chiedi la certificazione, restano dove sono.
- Eventi societari a metà strada. Dividendi, cedole o operazioni sul capitale che cadono durante il trasferimento a volte arrivano in ritardo o sul vecchio conto.
- Cambio di intestazione non voluto. Se gli intestatari non coincidono, l'operazione può essere tassata come una vendita.
Se stai pensando di cambiare intermediario, il trasferimento è un buon momento per rivedere anche cosa c'è nel dossier e quanto costa. È uno dei temi che affronto nel check-up finanziario.
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