MiCAR: cosa cambia per chi ha criptovalute e come verificare un exchange
Dal 1° luglio 2026 in Italia può offrire servizi sulle criptovalute solo chi è autorizzato come CASP secondo il regolamento MiCAR. Cosa tutela davvero, cosa è successo ai VASP iscritti all'OAM, come controllare un exchange sul registro ESMA e cosa MiCAR non copre.
10 min di lettura di Filippo Angeloni
In breve. MiCAR è il regolamento europeo sulle cripto-attività (Regolamento UE 2023/1114). Per te che compri e tieni criptovalute cambia soprattutto una cosa: dal 1° luglio 2026 in Italia può offrirti servizi sulle cripto solo una società autorizzata come CASP, in Italia o in un altro Paese dell'Unione. I vecchi exchange iscritti solo al registro OAM, se non hanno ottenuto l'autorizzazione entro il 30 giugno 2026, hanno dovuto smettere. Puoi verificare un exchange nel registro dell'ESMA. MiCAR però non ti protegge dal crollo dei prezzi e non prevede un fondo di garanzia.
Cos'è MiCAR e da quando si applica?
MiCAR è il Regolamento (UE) 2023/1114 sui mercati delle cripto-attività, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 9 giugno 2023. Il testo è su EUR-Lex. Spesso lo trovi scritto anche come MiCA: è la stessa cosa.
Si è applicato in due tempi:
| Da quando | Cosa |
|---|---|
| 30 giugno 2024 | Regole sulle stablecoin: token collegati ad attività (ART) e token di moneta elettronica (EMT) |
| 30 dicembre 2024 | Tutto il resto: prestatori di servizi (CASP), offerte di altre cripto-attività, abusi di mercato |
| 1° luglio 2026 | Fine di ogni regime transitorio nazionale: restano solo i soggetti autorizzati |
Essendo un regolamento, vale allo stesso modo in tutta l'Unione. L'Italia lo ha adattato con il D.Lgs. 129/2024, che ha scelto le autorità di vigilanza e ha regolato il passaggio dal vecchio sistema.
MiCAR non riguarda tutto ciò che gira su una blockchain. Restano fuori, per esempio, le cripto-attività che sono già strumenti finanziari (come un'azione emessa in forma di token) e i depositi bancari. Restano fuori anche gli ETP su bitcoin quotati in Borsa: sono titoli, regolati dalle norme sui mercati finanziari. Ne parlo in ETF ed ETP su bitcoin in Europa.
Cos'è un CASP e cosa cambia per te?
Un CASP, prestatore di servizi per le cripto-attività, è la società autorizzata a offrire servizi sulle cripto al pubblico europeo. I servizi sono quelli che usi ogni giorno con un exchange o un'app:
- custodia delle cripto per conto tuo;
- gestione di una piattaforma di negoziazione;
- scambio di cripto contro euro o contro altre cripto;
- esecuzione e ricezione di ordini;
- consulenza e gestione di portafoglio sulle cripto.
Per te cambiano quattro cose concrete.
1. Chi ti offre il servizio deve essere autorizzato. Prima bastava, in Italia, un'iscrizione al registro OAM: era un controllo soprattutto antiriciclaggio. Oggi serve un'autorizzazione vera, con requisiti di capitale, organizzazione e condotta.
2. Le tue cripto vanno tenute separate. Chi le custodisce deve tenerle distinte dalle proprie e registrare le posizioni di ogni cliente. Lo scopo è che, se il CASP fallisce, le tue cripto non finiscano nella massa dei creditori. Il caso FTX, fallito nel novembre 2022, è la ragione per cui questa regola esiste.
3. Il custode risponde se le perde. Secondo l'art. 75 di MiCAR, il CASP che custodisce è responsabile verso il cliente della perdita di cripto-attività dovuta a un incidente a lui imputabile, per esempio un attacco informatico. La responsabilità è limitata al valore di mercato delle cripto al momento della perdita. Non risponde invece per problemi che non dipendono da lui, come un malfunzionamento della blockchain stessa.
4. Un'autorizzazione vale in tutta l'Unione. Con il cosiddetto passaporto europeo, un CASP autorizzato in Francia, Germania o Malta può servire clienti italiani. Non devi quindi cercare per forza un operatore italiano: ti basta che sia autorizzato in un Paese dell'Unione.
Chi vigila sulle criptovalute in Italia?
In Italia le autorità competenti sono Consob e Banca d'Italia, come stabilisce il D.Lgs. 129/2024. Si dividono i compiti secondo lo schema già usato per banche e intermediari:
- la Consob autorizza i CASP, d'intesa con la Banca d'Italia, e vigila sulla trasparenza e sulla correttezza verso i clienti. È anche il punto di contatto con l'ESMA;
- la Banca d'Italia cura i profili prudenziali, cioè la solidità, e vigila sugli emittenti di stablecoin e sull'antiriciclaggio dei CASP.
Al 30 giugno 2026, secondo il comunicato congiunto di Consob e Banca d'Italia, in Italia erano stati autorizzati 8 CASP e una banca aveva notificato l'intenzione di prestare servizi sulle cripto. Gli intermediari già vigilati, come banche e SIM, non chiedono una nuova autorizzazione: notificano all'autorità i servizi che vogliono offrire.
Cosa è successo agli exchange iscritti all'OAM?
Chi non ha ottenuto l'autorizzazione MiCAR entro il 30 giugno 2026 ha dovuto smettere di offrire servizi in Italia. Fino ad allora c'era un regime transitorio per i VASP, i prestatori di servizi in valuta virtuale iscritti al registro tenuto dall'OAM.
I passaggi sono stati questi:
- il D.Lgs. 129/2024 ha previsto un periodo transitorio per i VASP già iscritti all'OAM, a condizione che chiedessero l'autorizzazione come CASP;
- il D.L. 95/2025 lo ha prorogato: domanda entro il 30 dicembre 2025, anche tramite una società dello stesso gruppo, e attività consentita fino alla decisione sulla domanda, e comunque non oltre il 30 giugno 2026;
- dal 1° luglio 2026 il periodo transitorio è finito ovunque nell'Unione, perché MiCAR non permetteva di andare oltre quella data.
Il riepilogo ufficiale delle scadenze è nelle FAQ della Banca d'Italia sui CASP.
Chi non è autorizzato oggi può fare solo una cosa: chiudere in modo ordinato, restituendo o liquidando le posizioni dei clienti. Se il tuo exchange non risulta autorizzato, Consob e Banca d'Italia suggeriscono di valutare tre strade: trasferire le cripto a un CASP autorizzato, trasferirle su un portafoglio in autocustodia, oppure chiudere le posizioni. Non aspettare che sia l'exchange a decidere i tempi.
Come verifico se un exchange è autorizzato?
Si controlla sul registro provvisorio MiCA dell'ESMA, l'autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. È pubblicato nella pagina dell'ESMA dedicata a MiCA come una serie di file scaricabili, aggiornati ogni settimana.
I file sono cinque:
| File | Cosa contiene |
|---|---|
| CASP | I prestatori di servizi autorizzati, con Paese, servizi autorizzati e Paesi in cui operano col passaporto |
| Emittenti di EMT | Chi emette token di moneta elettronica, cioè le stablecoin ancorate a una sola valuta |
| Emittenti di ART | Chi emette token collegati ad attività, ancorati a un paniere |
| White paper | I documenti informativi sulle altre cripto-attività notificati alle autorità |
| Soggetti non conformi | Chi offre servizi senza autorizzazione, segnalato dalle autorità nazionali |
Come fare il controllo in pratica:
- Trova il nome della società, non del marchio. Lo trovi nei termini di servizio o nel contratto che hai accettato. Lo stesso marchio può avere una società autorizzata nell'Unione e altre società fuori dall'Unione che non lo sono.
- Cercala nel file dei CASP. Guarda se i servizi autorizzati comprendono quelli che usi, per esempio la custodia.
- Controlla che l'Italia sia tra i Paesi in cui la società può operare.
- Guarda anche il file dei soggetti non conformi.
Il comunicato di Consob e Banca d'Italia insiste proprio su questo: le tutele di MiCAR valgono solo se il servizio te lo presta l'entità autorizzata nell'Unione, non un'altra società del gruppo che usa lo stesso nome. Se un registro privato o un sito di notizie ti dice che un exchange è autorizzato, verifica comunque sul file dell'ESMA.
Cosa cambia per le stablecoin?
MiCAR divide le stablecoin in due tipi e per entrambi chiede un emittente autorizzato e riserve controllate.
| Token di moneta elettronica (EMT) | Token collegato ad attività (ART) | |
|---|---|---|
| Ancorato a | Una sola valuta ufficiale, per esempio l'euro o il dollaro | Un paniere di valute, merci o altre cripto |
| Chi può emetterlo | Una banca o un istituto di moneta elettronica | Un emittente autorizzato o una banca |
| Rimborso | Al valore nominale, in qualsiasi momento, senza commissioni | Diritto al rimborso verso l'emittente |
| Interessi | Vietati | Vietati |
Per il possessore la tutela più forte riguarda gli EMT: secondo l'art. 49 di MiCAR hai un credito verso l'emittente e puoi chiedere il rimborso al valore nominale in qualsiasi momento, senza commissioni. L'emittente non può pagarti interessi (art. 50): un rendimento su una stablecoin, se c'è, lo paga qualcun altro, con i rischi di chi lo paga.
Una conseguenza pratica si è vista nel 2025: diverse piattaforme europee hanno tolto ai clienti dello Spazio economico europeo alcune stablecoin il cui emittente non era autorizzato secondo MiCAR. Prima di comprarne una, controlla che l'emittente compaia nel file degli EMT o degli ART dell'ESMA.
C'è anche un effetto fiscale. Dal 2026 i token di moneta elettronica in euro hanno l'aliquota del 26%, contro il 33% delle altre cripto-attività: i dettagli sono in crypto e residenza a Panama, dove ho riassunto le aliquote in vigore. Su come funzionano le stablecoin in generale c'è l'articolo le stablecoin sono sicure?.
E il bitcoin, è regolamentato da MiCAR?
Il bitcoin rientra in MiCAR come cripto-attività, ma non ha un emittente e quindi nessuno deve pubblicare un white paper per lui. MiCAR esclude dagli obblighi di offerta le cripto-attività create automaticamente come ricompensa per la validazione delle transazioni, cioè con il mining.
In pratica, per il bitcoin MiCAR protegge te quando usi un intermediario: chi lo custodisce, chi te lo vende, chi esegue i tuoi ordini. Non dice nulla sul bitcoin in sé, né sul suo prezzo.
Lo stesso vale per i white paper delle altre cripto. L'ESMA lo scrive chiaramente nella sua pagina: i white paper elencati nel registro non sono stati esaminati né approvati da alcuna autorità. La pubblicazione non è un bollino di qualità.
Cosa MiCAR non protegge?
MiCAR rende più sicuro il rapporto con chi ti offre servizi, ma non elimina i rischi principali. Ecco cosa resta a carico tuo:
- Il prezzo. Se una cripto perde il 70%, la perdita è tua anche sull'exchange più regolamentato.
- Il fallimento senza garanzia. Non esiste un fondo come quello dei depositi bancari fino a 100.000 euro, né un sistema di indennizzo come per gli investitori in titoli. La separazione delle cripto riduce il rischio, non lo azzera.
- L'autocustodia. Se tieni le cripto su un tuo wallet e perdi la frase di recupero, nessuna regola te le restituisce. Su come proteggerla c'è la sicurezza del seed con lo Shamir backup.
- La finanza decentralizzata. I servizi prestati in modo completamente decentrato, senza un intermediario, restano fuori da MiCAR. Lo stesso vale, di regola, per gli NFT unici e non fungibili.
- Gli operatori fuori dall'Unione. Un exchange estero non autorizzato non può cercarti come cliente. MiCAR ammette solo il caso in cui sei tu, di tua esclusiva iniziativa, a chiedere il servizio (art. 61). Se ti contattano loro, con pubblicità o messaggi, quella eccezione non vale.
- Le truffe. Chi ti promette rendimenti garantiti su WhatsApp o Telegram non è un CASP e MiCAR non lo rende più affidabile. Se ti chiedono soldi per "sbloccare" un prelievo, leggi la truffa delle tasse per sbloccare i guadagni.
C'è poi la parte fiscale, che MiCAR non tocca. Dal 2026 le plusvalenze sulle cripto in Italia scontano il 33% senza franchigia, e le cripto tenute fuori da un intermediario italiano vanno nel quadro RW. Dal 2026, con la direttiva europea DAC8, i CASP raccolgono i dati delle tue operazioni per trasmetterli al Fisco. Il regime è riassunto in tasse su Bitcoin e criptovalute e in cosa succede con le criptovalute non dichiarate.
Cosa conviene fare adesso?
Conviene fare un controllo una volta, con calma, su ogni piattaforma dove hai cripto. Bastano pochi minuti:
- Elenca dove tieni le tue cripto: exchange, app, wallet.
- Per ogni exchange o app, trova la società che ti fornisce il servizio e cercala nel registro ESMA.
- Se non c'è, decidi tu cosa fare: trasferire a un CASP autorizzato, passare all'autocustodia o vendere. Valuta anche l'effetto fiscale della vendita.
- Non tenere sull'exchange più di quanto ti serve per operare. Anche con MiCAR, la custodia di terzi resta un rischio che si somma a quello di prezzo.
- Diffida di chi ti cerca per offrirti investimenti in cripto. Gli intermediari autorizzati non ti scrivono su Telegram con rendimenti promessi.
Per chi inizia, il percorso completo, dagli exchange ai wallet, è in come iniziare a investire in criptovalute.
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