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ETF su Bitcoin in Europa: come funzionano ETP ed ETN, costi, rischi e tasse

In Europa non esistono ETF UCITS su bitcoin: si investe con ETP ed ETN, titoli di debito garantiti da bitcoin custoditi. Differenze con gli ETF spot americani, costi, rischio emittente, tassazione in Italia e confronto con la self-custody.

aggiornato il 11 min di lettura di Filippo Angeloni

In breve. In Europa non esistono ETF UCITS su bitcoin: le regole sulla diversificazione non lo permettono. Quelli che chiamiamo "ETF su bitcoin" sono ETP o ETN, cioè titoli di debito quotati in Borsa e, nei prodotti fisici, garantiti da bitcoin custoditi presso un terzo. Costano oggi spesso meno dello 0,5% l'anno, ma hanno un rischio emittente che un ETF non ha. In Italia le plusvalenze su questi titoli sono trattate di solito come redditi diversi al 26%, mentre il bitcoin posseduto direttamente sconta il 33% dal 2026. Gli ETF spot americani, approvati nel gennaio 2024, a un cliente al dettaglio europeo di regola non sono accessibili.

Ho scritto la prima versione di questo articolo nel 2021, quando i prodotti erano pochi e costavano il 2% l'anno. Nel frattempo sono cambiati costi, regole e tasse: qui trovi il quadro aggiornato a ottobre 2026. I nomi dei prodotti non li trovi, perché non è una lista di cose da comprare.

Che differenza c'è tra gli ETF spot americani e gli ETP europei?

Gli ETF spot americani sono fondi, gli ETP europei sono titoli di debito. Entrambi seguono il prezzo del bitcoin e possono detenere bitcoin veri, ma la struttura giuridica è diversa, e questo cambia i rischi.

La SEC, l'autorità di Borsa americana, ha approvato i primi ETF spot su bitcoin il 10 gennaio 2024. Detengono bitcoin presso un custode e le loro commissioni annue sono in genere tra lo 0,15% e lo 0,25% (dati 2026), con qualche eccezione più cara.

ETF spot USA ETP / ETN europeo
Natura giuridica Trust o fondo Titolo di debito emesso da una società veicolo
Cosa possiedi Quote del fondo Un credito verso l'emittente
Sottostante Bitcoin custoditi Nei prodotti fisici, bitcoin custoditi a garanzia
Regole Normativa americana Prospetto UE, norme sugli strumenti finanziari
Accesso dall'Italia Di regola no per i clienti al dettaglio Sì, tramite banca o broker
Tassazione in Italia Regole diverse, da verificare caso per caso Di solito redditi diversi al 26%

Perché un italiano non compra l'ETF americano? Per il regolamento PRIIPs: un prodotto offerto ai clienti al dettaglio nell'Unione deve avere il KID, il documento con le informazioni chiave. Gli emittenti americani non lo preparano, quindi banche e broker europei non te li vendono. Alcuni intermediari li concedono a chi è classificato cliente professionale, ma è un'altra situazione, con meno tutele.

Perché in Europa non ci sono ETF UCITS su bitcoin?

Perché la direttiva UCITS (2009/65/CE) obbliga i fondi a diversificare. In sintesi, un fondo UCITS non può investire più del 10% in titoli di un solo emittente, e i pesi sopra il 5% non possono superare insieme il 40%. Inoltre le cripto non rientrano tra le attività in cui un UCITS può investire direttamente.

Un fondo che detiene soltanto bitcoin non rispetta nessuno di questi vincoli. Per questo gli emittenti europei usano un'altra strada: emettono un titolo il cui valore segue il prezzo del bitcoin. Lo chiamano in modi diversi:

  • ETP, exchange traded product: è il nome generico di tutti i prodotti quotati che non sono ETF;
  • ETN, exchange traded note: un titolo di debito che replica un sottostante;
  • ETC, che per alcuni emittenti sta per "exchange traded crypto": nella sostanza è un ETN.

Per chi investe la differenza tra questi nomi conta poco. Conta capire che non è un fondo. Di come funziona la replica negli ETF classici ho parlato in ETF a replica fisica e sintetica; la storia del primo grande gestore americano arrivato in Europa con un ETN è in arriva l'ETF Bitcoin di BlackRock in Europa.

Un'ultima nota: gli ETP su bitcoin non sono regolati da MiCAR, il regolamento europeo sulle cripto, perché sono strumenti finanziari. MiCAR riguarda chi custodisce e scambia cripto per conto tuo, come spiego in MiCAR: cosa cambia per chi ha criptovalute.

Come funziona un ETP fisico su bitcoin?

Un ETP fisico compra bitcoin per un valore pari ai titoli emessi e li deposita presso un custode. Quei bitcoin sono vincolati a garanzia dei possessori del titolo. Quando compri l'ETP in Borsa, l'emittente non compra bitcoin per te: lo fanno i partecipanti autorizzati, che creano e rimborsano i titoli e tengono il prezzo vicino al valore dei bitcoin sottostanti.

I pezzi da conoscere sono questi:

  1. L'emittente: di solito una società veicolo creata apposta, con sede per esempio in Irlanda, Jersey, Germania, Svizzera o Liechtenstein.
  2. Il custode: una società specializzata che conserva i bitcoin, in genere in portafogli offline.
  3. Il trustee o agente delle garanzie: rappresenta i possessori del titolo e può far valere la garanzia se l'emittente non paga.
  4. I market maker: garantiscono che in Borsa ci sia sempre un prezzo di acquisto e uno di vendita.

Esistono anche prodotti sintetici, che seguono il prezzo con derivati invece di detenere bitcoin, e prodotti a leva o short, che amplificano o invertono il movimento giornaliero. Sono un'altra cosa: per la leva c'è l'articolo sugli ETP short e a leva.

Quali rischi ha un ETP che un ETF non ha?

Il rischio principale è quello emittente. Un ETF UCITS è un patrimonio separato: se la società di gestione fallisce, le attività del fondo restano dei sottoscrittori. Un ETP è un debito dell'emittente verso di te.

Nei prodotti fisici questo rischio è attenuato dalla garanzia: i bitcoin custoditi servono a ripagare i possessori. Ma restano alcuni punti:

  • Insolvenza dell'emittente. Far valere la garanzia richiede tempo, e la procedura ha costi che riducono quanto ricevi.
  • Rischio del custode. Se i bitcoin custoditi venissero rubati o persi, il valore della garanzia scenderebbe. Il prospetto dice quali assicurazioni e responsabilità ha il custode.
  • Prestito dei bitcoin. Alcuni prodotti prestano una parte dei bitcoin a garanzia per ridurre i costi. È un rischio in più: controlla nel prospetto se è previsto.
  • Liquidità e spread. Sulle borse europee gli scambi su alcuni ETP sono contenuti. Lo spread tra prezzo di acquisto e vendita si allarga quando il mercato del bitcoin è chiuso o agitato, per esempio nei fine settimana, quando il bitcoin si muove e la Borsa no.
  • Rimborso anticipato. L'emittente può in alcuni casi chiudere il prodotto e rimborsarti al valore del momento, anche se a te non conviene.

Prima di comprare, leggi almeno il KID e la sezione del prospetto su garanzia, custodia e rimborso anticipato. Il tuo intermediario può anche chiederti di compilare il questionario di appropriatezza, perché si tratta di un prodotto complesso.

Quanto costa un ETP su bitcoin?

Il costo principale è il TER, la commissione annua che l'emittente trattiene riducendo un poco ogni giorno la quantità di bitcoin per titolo. Dopo l'arrivo degli ETF americani, dal 2024 molti emittenti europei hanno abbassato le commissioni: oggi diversi prodotti fisici costano meno dello 0,5% l'anno, alcuni intorno allo 0,15-0,25%. I prodotti più vecchi o con strutture diverse possono costare oltre l'1%.

Al TER vanno aggiunti:

  • le commissioni di negoziazione del tuo intermediario;
  • lo spread denaro-lettera;
  • la differenza di cambio se compri un titolo quotato in dollari o franchi;
  • l'imposta di bollo o l'IVAFE sul valore, di cui parlo più sotto.

Un esempio sul solo TER. Su 10.000 euro, un TER dello 0,25% costa circa 25 euro l'anno; uno del 2% circa 200 euro. In dieci anni, a parità di prezzo del bitcoin, la differenza è di circa 1.750 euro, cioè la quantità di bitcoin che l'ETP più caro ha "consumato" in più.

Come si pagano le tasse su un ETP bitcoin in Italia?

Secondo l'interpretazione seguita dagli intermediari e dalla maggior parte dei commentatori, la plusvalenza su un ETP su bitcoin è un reddito diverso di natura finanziaria tassato al 26%. Il motivo è che l'ETP è uno strumento finanziario, non una cripto-attività.

La base è la circolare 30/E del 27 ottobre 2023 dell'Agenzia delle Entrate. Dice che le cripto-attività che sono strumenti finanziari secondo la direttiva MiFID II non rientrano nella lettera c-sexies dell'art. 67 del TUIR, quella delle cripto. Dice anche che i redditi dei derivati con sottostante cripto sono redditi diversi della lettera c-quater, al 26%. La circolare non parla espressamente di ETP ed ETN, e un documento dell'Agenzia dedicato a questi prodotti non c'è: è un'interpretazione consolidata, non una certezza scritta.

Dal 1° gennaio 2027 l'art. 67 del TUIR è sostituito dal corrispondente articolo del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026). Come i nuovi articoli verranno applicati a questi prodotti andrà verificato con i primi chiarimenti ufficiali.

ETP su bitcoin Bitcoin posseduto direttamente
Aliquota dal 2026 26% (interpretazione prevalente) 33%
Categoria Redditi diversi di natura finanziaria Redditi diversi da cripto-attività (lett. c-sexies)
Con banca o broker italiano Il fisco lo gestisce l'intermediario (regime amministrato) Lo dichiari tu nel quadro RT
Imposta sul valore Bollo 2 per mille, o IVAFE 2 per mille con broker estero Imposta sulle cripto-attività 2 per mille, nel quadro RW
Minusvalenze Si compensano con plusvalenze da altri strumenti finanziari Si compensano con plusvalenze da cripto-attività

L'aliquota del 33% sul bitcoin posseduto direttamente l'ha introdotta la legge di bilancio 2025 (L. 207/2024) per le plusvalenze realizzate dal 2026; l'ho spiegata in crypto e residenza a Panama.

Le minusvalenze si possono compensare?

Sì, e questo è un vantaggio dell'ETP rispetto agli ETF classici. Le plusvalenze su un ETP, essendo redditi diversi, possono assorbire le minusvalenze che hai accumulato su azioni, obbligazioni, certificati o altri ETP, entro il quarto anno successivo. Le plusvalenze sugli ETF armonizzati, invece, sono redditi di capitale e non possono farlo. Il meccanismo è spiegato in minusvalenze finanziarie: come recuperarle.

Attenzione al confine tra le due categorie. Le minusvalenze sulle cripto possedute direttamente si compensano con le plusvalenze da cripto-attività. Usarle contro i guadagni di un ETP, o il contrario, è un punto su cui non ci sono indicazioni ufficiali chiare: non contarci senza averlo verificato con chi prepara la tua dichiarazione.

Se compri un ETP con un broker estero che non fa da sostituto d'imposta, la plusvalenza la dichiari tu nel quadro RT e il titolo va indicato nel quadro RW, con l'IVAFE.

Meglio un ETP o il bitcoin in self-custody?

Sono due modi diversi di avere a che fare con il bitcoin, e non uno migliore dell'altro in assoluto. Con l'ETP compri l'esposizione al prezzo; con la self-custody, o autocustodia, possiedi il bitcoin.

ETP fisico Bitcoin in self-custody
Cosa possiedi Un titolo, credito verso l'emittente Bitcoin, controllati dalle tue chiavi
Dove sta Nel conto titoli Su un wallet tuo, per esempio hardware
Costi ricorrenti TER annuo, bollo Nessuno, salvo le commissioni di rete quando sposti
Tasse dal 2026 26% (interpretazione prevalente) 33%
Rischio principale Emittente, custode, intermediario Perdita o furto delle chiavi
Orari Solo quando la Borsa è aperta 24 ore su 24
Usarlo come moneta No Sì, puoi trasferirlo a chiunque
Successione Come qualsiasi titolo Gli eredi devono poter accedere alle chiavi

L'ETP ha senso per chi vuole una piccola esposizione al prezzo del bitcoin dentro un portafoglio tradizionale, gestita con gli strumenti che già usa, e oggi anche con un vantaggio fiscale. La self-custody ha senso per chi vuole possedere il bitcoin senza intermediari e sa custodire le chiavi. Su questo ultimo punto c'è la sicurezza del seed con lo Shamir backup; chi parte da zero trova i passaggi in come iniziare a investire in criptovalute.

C'è anche una via di mezzo, il bitcoin tenuto su un exchange: non ha il TER, ma ha il rischio di custodia di un terzo e la tassazione al 33%. Da luglio 2026 l'exchange deve almeno essere autorizzato come CASP.

Cosa controllare prima di comprare un ETP su bitcoin?

Prima di scegliere, guarda sei cose. Sono le stesse per qualsiasi emittente:

  1. Replica fisica o sintetica. Un prodotto fisico detiene bitcoin; uno sintetico usa derivati.
  2. Custode e garanzia. Chi custodisce i bitcoin, se sono vincolati a favore dei possessori, chi è il trustee.
  3. Prestito dei bitcoin. Se il prodotto li presta e a quali condizioni.
  4. TER e spread. Il costo annuo e quanto si allarga lo spread nei momenti di mercato agitato.
  5. Dimensione e scambi. Un prodotto con un patrimonio piccolo ha più rischio di essere chiuso.
  6. Trattamento fiscale applicato dal tuo intermediario. Chiedi come lo classifica e se lo gestisce in regime amministrato.

Le informazioni stanno nel KID e nel prospetto, che l'emittente pubblica sul suo sito. Infine, ricorda che nessuno strumento cambia la natura del bitcoin: il prezzo può scendere del 50% o più in pochi mesi, come è successo più volte. Quanta parte del patrimonio dedicarci è una decisione da prendere prima di scegliere lo strumento.

Domande frequenti

Posso comprare gli ETF spot su bitcoin americani dall'Italia?

Di regola no, se sei un cliente al dettaglio. Gli ETF quotati negli Stati Uniti non hanno il documento contenente le informazioni chiave (KID) richiesto dal regolamento europeo PRIIPs, quindi le banche e i broker europei non possono venderteli. In Europa l'esposizione al bitcoin in Borsa passa da ETP ed ETN.

Perché non esiste un ETF UCITS su bitcoin?

Perché le regole UCITS impongono la diversificazione: un fondo non può concentrarsi su un solo emittente o un solo bene oltre limiti precisi, e le cripto non sono tra le attività ammesse. Un fondo che detiene solo bitcoin non rispetta questi vincoli. Per questo gli emittenti europei usano titoli di debito, gli ETP o ETN.

Quanto si paga di tasse su un ETP bitcoin nel 2026?

Secondo l'interpretazione seguita dagli intermediari, le plusvalenze su un ETP sono redditi diversi di natura finanziaria tassati al 26%, perché l'ETP è uno strumento finanziario e non una cripto-attività. Il bitcoin posseduto direttamente sconta invece il 33% dal 2026. Non c'è però un documento dell'Agenzia delle Entrate dedicato agli ETP su cripto.

Se l'emittente dell'ETP fallisce perdo tutto?

Non necessariamente, ma il rischio esiste. Nei prodotti fisici i bitcoin sono custoditi presso un terzo e vincolati a garanzia dei possessori, che in caso di insolvenza dovrebbero essere soddisfatti con quei bitcoin. Restano però tempi, costi della procedura e rischi del custode. Un ETP è un credito verso l'emittente, non un patrimonio separato come quello di un fondo.

Meglio un ETP o il bitcoin in self-custody?

Dipende da cosa cerchi. L'ETP è comodo, sta nel conto titoli e oggi ha una tassazione più bassa, ma non possiedi bitcoin e paghi una commissione annua. Con la self-custody possiedi davvero i bitcoin e non dipendi da nessuno, ma la sicurezza delle chiavi è tutta a carico tuo.

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3 commenti

  1. Mick

    Per eliminare il rischio emittente, secondo te ha senso investire su etf blockchain invece che questi etc su bitcoin? So che sono cose diverse, ma alla fine il trend dovrebbe essere simile.

    Inoltre rimanendo alla scelta tra etc e bitcoin ‘vero’, ciascuno con i suoi pro e i suoi contro, a tuo parere ha senso fare un 50/50 su entrambe le soluzioni? Così dimezzi la somma che puoi smarrire o essere hackerata e su cui nn paghi capital gain fino a 51k (bitcoin vero) e dall’altra parte hai cmq il beneficio di un etc che ti da meno ‘sbattimenti’ e il vantaggio della compensazione fiscale.

    1. Filippo Angeloni Autore

      Ciao mick per etf blockchain no lascerei perdere, magari diversificherei su 2-3 di questi etc/etn.

      Per il 50/50 si ci può stare , non è una cattiva idea

  2. Un tuo follower

    La pigrizia uccise l’Investitore.

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