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Strategia CORE-Satellite, come funziona?

aggiornato il 4 min di lettura di Filippo Angeloni

Questo articolo ha 5 anni. Su questo argomento numeri e regole cambiano: verifica i dati prima di prendere una decisione, oppure scrivimi per un aggiornamento.

La strategia core-satellite è una strategia d’investimento che prevede la suddivisione del patrimonio (portafoglio) in una componente più grande (core) ed in una più piccola (satellite).

La componente centrale (core, ossia nucleo) costituisce solitamente circa l’80% di portafoglio, e si sostanzia in investimenti tradizionali. La parte core è quindi la parte più importante del portafoglio. I satelliti, che costituiscono invece il 20% circa del portafoglio, consentono agli investitori di fare investimenti mirati, scegliendo ad esempio piccole nicchie di mercato di qualsiasi asset class.

Questa strategia sintetizza le caratteristiche della gestione attiva e della gestione passiva, la parte core di portafoglio viene gestita passivamente, mentre la parte satellite viene gestita attivamente, con una prospettiva di più breve termine mediante market timing ed asset picking.

Ricapitolando il portafoglio viene quindi suddiviso in due segmenti:

  • Core; 75-80% di PTF in asset class tradizionali, tramite gestione statica (si consegue il beta, ossia si conseguono i rendimenti del mercato)
  • Satellite; 15-20% di PTF in mercati o asset di nicchia, tramite gestione dinamica (si cerca di generare Alpha, si cerca di sovraperformare il mercato)

Un’esempio della strategia core-satellite

A livello visivo questa strategia appare come un pianeta circondato dalle proprie lune, che gravitano attorno ad esso. O come un vero e proprio sistema solare.

La componente CORE, è costituita dal classico Buy & Hold, declinato solitamente in soli 2 ETF:

  1. ETF suazionario globale ad accumulo paesi sviluppati (spesso anche ACWI ossia paesi sviluppati + emergenti)
  2. ETF su obbligazionario governativo globale paesi sviluppati ad accumulo, diverse scadenze, oppure direttamente Global Aggregate.

In questo modo l’investitore si assicura che la parte rilevante di portafoglio (75%-80%) sia ampiamente diversificata, ed investita a basso costo, e per di più in classi di attività storicamente a bassa correlazione.

La parte CORE si limita a replicare i principali benchmark di riferimento, ossia si limita a replicare gli indici più diversificati delle asset class tradizionali. Questa parte è esposta esclusivamente al rischio di mercato (Market risk), e viene gestita in maniera statica (passiva). Si fa ricorso quindi a gestioni passive indicizzate senza ricorrere a strategie attive (dinamiche) e limitando al massimo il turnover di portafoglio.

Lo scopo della componente Satellite è invece quello di generare Alpha, ossia cercare di sovra-performare il mercato attraverso l’assunzione di active risk. Quindi si va ad allocare il 20% circa del portafoglio in “scommesse o puntate”.

Nella componente Satellite gli investimenti/speculazioni consentono solitamente di ottenere:

  • un miglior rapporto rischio/rendimento rispetto alla componente core
  • un certo grado di decorrelazione dalla componente core
  • buone performance in particolari condizioni di mercato

Questo approccio strategico può essere visto come una strategia per minimizzare il rischio di sotto-performance il benchmark ma senza rinunciare al 100% agli investimenti/speculazioni in grado di contribuire seriamente in termini di alpha.

Il successo della parte satellite, che comporta rischi (e costi) ulteriori rispetto alla componente core, dipende principalmente da due fattori:

  • Dall’abilità del gestore/investitore nel selezionare bene gli investimenti relativi alla parte satellite
  • dalla presenza di opportunità di rendimento extra non completamente sfruttate.

Ovviamente questa strategia potrebbe far meglio di un classico buy and hold tramite etf ma potrebbe fare anche peggio…

L’obiettivo quindi della parte satellite è di “prendere posizione” (fare una puntatina) su temi o aree geografiche, settori e stati di nicchia, maggiormente attrattivi secondo il gestore/investitore, ed in base allo scenario macro-economico, per cercare di aumentare la performance di portafoglio (e/o diminuire volatilità, drawdown e quindi rischio dello stesso). La parte satellite solitamente va quindi da un 15% a 20% massimo di portafoglio, ma tramite “relative risk approach cppi” queste quote potrebbero variare e di molto in maniera dinamica nel tempo, in base a cambiamenti di scenario macro-economico.

Nella componente satellite vengono considerati non solo gli strumenti in grado di aumentare le performance di portafoglio ma anche quelli in grado di ridurre la volatilità di portafoglio ed il rischio complessivo. (Bitcoin ne è stato un esempio eclatante per i nostri portafogli dal 2017 in poi)

Alcuni esempi di mercati o asset class per segmento satellite:

  • criptovalute
  • certificati
  • azioni singole
  • etf settoriali
  • etf smart beta
  • etf su paesi
  • etf su mercati emergenti
  • etf su mercati di frontiera
  • etc su metalli preziosi
  • etf obbligazionari ad elevato rendimento

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